VENEZIA 60 - C'era una volta El Mariachi - incontro con Salma Hayek, Johnny Depp e Robert Rodriguez
"Once upon a time in Mexico" è un film sulla liberta'. In Messico non ci sarebbe alcun bisogno di un Mariachi: basterebbero un po' meno colpi di pistola."
Arrivano in ritardo di mezzora e gli applausi sono un po' tiepidi. Però il trio di Once upon a time in Mexico - Johnny Depp ancora un po' pirata, con capelli lunghi e schiariti ma occhiali da vista, Robert Rodriguez con cappello da cow-boy, Salma Hayek in scarpe bianche e candido abito - è gentile e disponibile. La Hayek si scusa a gesti e parole per il ritardo ancora prima di essersi seduta. è soprattutto lei a cercare il contatto spontaneo con la platea, schernendosi quando Rodriguez la definisce una "cantante" e chiedendo addirittura la parola per specificare che no, lei in mezzo a quel gruppo di "anche musicisti" (Banderas, Rodriguez, Depp, Higlesias) non c'entra nulla, che non capisce perché Rodriguez le faccia cantare una canzone alla fine dei titoli di coda, che forse, anzi sicuramente, l'ha fatto perché adora farle fare tutto quello di cui lei ha una paura disperata: salti dai tetti, danze con un serpente, lancio di pugnali. Del resto, dopo 7 film con Rodriguez e 4 con Banderas, la Hayek si dice più che felice di potere lavorare sempre con quella che definisce una famiglia.
Per il resto, le parole sono tutte per Depp e Rodriguez.
Johnny Depp come si è preparato per questa parte? Come si trovava con il terzo braccio che Rodriguez gli impone dalla prima all'ultima scena?
Depp: "Un terzo braccio, certo, fa sempre comodo... Preparare il film è stato molto divertente, Rodriguez mi ha dato tutte le informazioni e i dettagli sul mio personaggio, che aveva svilupato benissimo, e per la prima volta nella mia vita avevo voglia, alla fine delle riprese, di chiedere se per caso non ci fosse altro da girare. Non avevo per niente voglia di andarmene.
E riguardo la sua popolarità al box office di quest'anno con La maledizione della prima luna?
Depp: "Il successo è qualcosa a cui non sono abituato, me lo sto godendo."
Da dove deriva lo stile carico, ridondante, che si spinge fino al comico in Once upon a time in Mexico?
Rodriguez: "Il mio è il background di un cartoonist, ecco perché Johnny ha tre braccia, e rimane senza occhi. Proprio perché legato all'immaginario del cartoon, il mio è uno sguardo basato sulla fantasia. Non che non mi piacciano i film di taglio realista: li guardo anzi, ma non credo che potrei essere in grado di girarne uno."
Queste immagini così piene però non escludono l'uso della violenza, anzi. Come si rapporta con quella che sembra una crescente spinta a ridurre e sopprimere la violenza al cinema?
Rodriguez: "Personalmente, non ho mai avuto problemi di censura. è tutta una questione di tono, se si gioca con la tonalità di un certo tipo, la violenza, anche laddove se ne abusa, non è necessarianmente disturbante. Ad esempio ho visto da poco Kill Bill di Tarantino, dove di violenza ce n'è tantissima. Ma il tono è quello giusto.
Sia lei, Rodriguez, che Depp, siete anche dei musicisti e avete avuto una parte integrante nel commento musicale del film. Quale rapporto c'è tra la musica e le immagini di Once upon a time in Mexico?
Rodriguez: "La musica ha un ruolo fondamentale per tutti noi, non soltanto per me e Johnny ma anche per Banderas e per Salma Hayek, che è una cantante [lei intanto scuote la testa e nega sorridendo]. Di solito il commento finale arriva in una fase posteriore, invece io cerco di integrarla nel processo di scrittura, di immaginare a mano a mano che descrivo una scena quale canzone potrebbe completarla."
Depp: "Il commento sonoro di questo film è molto importante, completa tanto il gusto quanto il senso di citazione del film. Per questo attinge sia da Ennio Morricone che da elementi più contemporanei e meno tradizionali."
Il finale del film è una metafora politica? C'è davvero bisogno di un Mariachi in Messico?
Rodriguez: "Once upon a time in Mexico è soprattutto un film sulla libertà, senza una connotazione politica specifica. Libertà è quello che ha guidato le nostre scelte e ciò che volevo mettere in primo piano. Perciò non direi che si parla in modo specifico del Messico."
Hayek: "E non penso nemmeno che ci sia bisogno di un mariachi in Messico: basterebbero dei politici migliori".
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