VENEZIA 60 - "Le Soleil Assassiné", di Abdelkrim Bahloul (Controcorrente)
Bahloul, regista algerino, attraverso il racconto del martirio del poeta Jean Senac, affronta con sincerità la piaga della "violenza di Stato" che da più di cinquant'anni devasta l'Algeria. Ad alleggerire l'idea, troppo piena di metafore, è - fortunatamente - la presenza fisica degli interpreti

"Il sole assassinato" è la negazione del verso "...non si può assassinare il sole" del poeta francofono algerino Jean Senac, di cui il film ripercorre gli ultimi mesi di vita, tra il '72 e il '73, quando viene prima cacciato dalla radio nazionale e poi ucciso, dagli stessi governanti con cui aveva collaborato nella lotta di liberazione dai francesi. Il profilo intellettuale di Senac, poeta "civile", omosessuale e socialista, richiama direttamente le figure di Garcia Lorca e, ancor più da vicino, data la contemporaneità e la morte violenta e irrisolta, quella di Pierpaolo Pasolini: cantori del sole mediterraneo che inonda di energia lo spazio e la sua "meglio gioventù" dai corpi magri e scuri. Partendo da qui, il cinquantatreenne Bahloul, si concentra sulla vicenda politica prima che sui versi, citati ripetutamente nel film ma quasi mai "tradotti" in immagini, se non nell'idea di un'Algeria multietnica e dal paesaggio cangiante, che va dal mare di Algeri in cui vive il biondo Senac (Charles Berling) ai paesi montani da cui provengono Hamid e Belkacem, giovani nordafricani aspiranti autori e attori di teatro. Ad alleggerire l'idea piena di metafore, strettamente "poetica", del regista algerino, è la presenza fisica degli interpreti e la quantità di fatti narrati che danno ritmo ad un'opera che poteva arrivare a toccare da vicino i concetti di gioventù, barbaro, potere e libertà intellettuale di Pasolini (c'è anche un'evidente somiglianza fisiognomica tra Mehdi Dehbi/Hamid e Ninetto Davoli). Dall'opera di Senac emerge infatti la presa di coscienza del passaggio dalla colonizzazione alla "clonizzazione", l'imposizione dall'alto di modelli culturali che nel caso dell'Algeria si esprime attraverso l'imposizione della cultura arabo/musulmana. L'opposizione "barbara" dei giovani che spesso vivono ai confini degli "imperi", che è il tema centrale di tutta la poetica pasoliniana, nel Le Soleil Assassiné c'è soltanto all'inizio, con la censura della piéce teatrale scritta da Hamid (in cui le modalità della morte del poeta, di cui sarà ingiustamente accusato , sono come anticipate), che sarà anche l'occasione in cui Senac e i suoi giovani "discepoli" si incontrano per la prima volta. Per il resto questa "forza primitiva" la troviamo soltanto nelle poesie (re)citate o nelle forme significanti dei corpi. Peccato che Bahloul, nel suo amore per l'opera e il martirio dell'intellettuale, dimentichi le sue parole "Non esiste la libertà, ma soltanto la lotta per la libertà", così come al cinema non esiste la poesia, ma soltanto il gesto che si fa poesia. Ma potrebbe essere proprio questo il motivo per cui Bahloul ha deciso di raccontare dettagliatamente una vicenda di cui il suo popolo è ancora all'oscuro.
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