VENEZIA 60 - "Matrubhoomi" (Un paese senza donne) di Manish Jhâ (Settimana della Critica)
Sospeso com'è tra ossequio alla tradizione, spettacolarizzazione della violenza e ricerca di facili gag da commedia, il film di Jhâ ondeggia senza una meta, disorientato e disorientante, dissipando l'interessante spunto iniziale.

Una capanna sperduta nell'India più remota, più arcaica. Una giovane partoriente è attorniata dalle anziane del villaggio, si sente piangere, è una femmina. Poco dopo al grido "l'anno prossimo sarà maschio" un uomo immerge la neonata in una tinozza colma di latte e la sopprime. Con questa cruda, scioccante sequenza si apre il film di Jhâ, sotto compare la scritta "se ne pentiranno". L'esordio sembra quello di un film di denuncia sulle immutabili e brutali usanze di qualche lontana civiltà. Non è così. Poco dopo Jhâ ci mostra un gruppo di scapoli di un villaggio ipnotizzati da un film porno di infimo livello, uno di loro preso dall'eccitazione esce e si sfoga con una mucca. Benvenuti a Jananbhumi, 'il paese senza donne'. In poche sequenze Jhâ ci spiega che il terribile prologo non era altro che l'inizio di una vera e propria commedia. Spinti dalla perdurante mancanza di donne, gli abitanti del paese passano il loro tempo tra visioni 'stimolanti' e i tentativi architettati dai loschi padri di combinare matrimoni con ragazze di altri paesi che si rivelano puntualmente dei ragazzi. Un giorno però viene scovata dal religioso del paese una splendida ragazza, nascosta dal padre per paura degli uomini 'senza donne'. Convinto dall'intermediazione del religioso il padre la vende ad una famiglia con cinque figli per 500.000 rupie e tre vacche! Qui Jhâ cambia di nuovo registro, la commedia cede il posto di nuovo al dramma che ha per protagonista la povera ragazza, sottoposta alle angherie della nuova famiglia. L'unico che la tratta bene è Soorqui ma l'idillio dura poco, i fratelli gelosi lo uccidono senza pietà. Disperata, la ragazza chiede al piccolo servitore di casa di aiutarla a fuggire ma i fratelli li raggiungono uccidendo barbaramente il ragazzino. L'omicidio scatena la reazione dei membri della casta inferiore del paese che si scaglia prima contro la ragazza, violentandola a ripetizione, poi contro la ricca famiglia, sterminandola in un momento di furore collettivo. Le sequenze delle uccisioni sono descitte da Jhâ con dovizia di particolari, lasciando scorrere rivoli di sangue, rievocando apparentemente le atmosfere della sequenza d'apertura. Il lieto fine è però dietro l'angolo perchè la ragazza, aiutata da un nuovo servitore, mette alla luce un bambino, luce e speranza in mezzo all'orrore del sangue. Sospeso com'è tra ossequio alla tradizione, spettacolarizzazione della violenza e ricerca di facili gag da commedia, il film di Jhâ ondeggia senza una meta, disorientato e disorientante, dissipando l'interessante spunto iniziale.
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