VENEZIA 60 - "Ana y los otros", di Celina Murga (Settimana della Critica)

Il primo lungometraggio della regista argentina è la storia di un ritorno di una giovane donna nel paese natale, che si trasforma in un percorso a ritroso sulle tracce dell'infanzia.

Celina Murga, professione insegnante, esordisce nel lungometraggio nella tripla veste di regista, sceneggiatrice e produttrice, con l'aiuto di un finanziamento del festival di Rotterdam e della Casa del Cine argentina. Con il budget esiguo la trentenne regista confeziona un film semplice, che guarda alla naturalezza rohmeriana e al neorealismo italiano, con la teoria zavattiniana del pedinamento. La Ana del titolo è una ragazza biondina (Camila Toker), che da Buenos Aires è tornata per qualche giorno a Paranà, piccolo pèaese dell'Argentina settentrionale, dove ha vissuto l'infanzia e l'adolescenza. Apparentemente non interessata ad incontrare nessuno, distante dai nomi e dai volti, riguarda senza nostalgia i luoghi, e neanche la foto sul giornale di un suo amore giovanile pare provocarle un sussulto. Sembra quasi che Ana contempli l'assenza che è per lei il suo passato, si diverta a smontare le convinzioni delle persone che incontra, vaga, leggera e razionale, da una casa ad un altra, da un volto ad una storia, quasi monocorde.  La Murga si tiene in disparte, si nasconde a spiare i movimenti della donna che si muove nella quotidianità "naturale" di un paese di provincia; ascolta dialoghi vuoti su argomenti disparati, senza continuità o finalità apparenti. Il film sembra essere quanto si vede e si sente, Ana semplicemente è e sta; tanto che, quando in macchina con il suo amico Diego si imbatte in un grattacielo mai finito, struttura spettrale nella sua enorme vacuità, si pensa quasi che sia lo specchio della protagonista. Ma sotto l'apparente distacco del corpo/volto chiaro e "diverso" della Tuker, che raggiunge il grado più alto quando sguscia via dalle parole di Diego che le confessa di essere stato innamorato di lei, c'è un movimento invisibile. Ad un certo punto Ana prende la macchina e si avvia in un paese vicino alla ricerca di Mariano, il ragazzo di cui aveva trovato, all'inizio, la foto sul giornale; l'assenza del ragazzo le regala il tempo di confrontarsi con un bambino, mentre la Murga ci regala per la prima volta l'ottica della protagonista. Nel pomeriggio di giochi, che i due passano sotto una freccia rossa con la scritta Italia, disegnata su un muro, la donna perde gli ultimi residui di freddezza, aspetta Mariano e "rientra".

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