VENEZIA 60 - "Zatoichi è indifferente sia alla gente che a tutto quello che lo circonda, una semplice macchina da guerra. Come gli americani in Iraq". Incontro con Takeshi Kitano

Entra e scrosciano gli applausi. Biondo, in completo standard. Capo chino, abbozza inchini e strizza gli occhi. Ermetico, incorruttibile, sguardo fisso nel vuoto. Per molti ha gia' vinto il Festival, per altri ha pochi rivali in carisma. Pronti via, e batte la testa contro il microfono. Sorride, anzi sogghigna

 

 

Nelle intenzioni del suo film vi era anche quella di voler correggere, in qualche modo la visione tradizionale che si ha del mondo dei ronin e dei samurai?

 Nel mio film ci sono sicuramente dei punti in comune con il cinema tradizionale e degli omaggi ben precisi. Per esempio il ragazzo che corre mezzo nudo intorno alla casa, urlando, è un omaggio a Kurosawa. Ma nello stesso tempo, invece ho voluto riprendere un giorno di pioggia con il sole. Non è comunque facile cambiare la visione tradizionale di quel mondo. Ancora, nel cinema tradizionale le spade dei samurai battono e poi colpiscono, mentre io ho voluto farne un uso più "moderno".

 

Chi è Zatoichi?

È uno dei più famosi personaggi della cultura popolare nipponica. Del personaggio originale ho conservato solo le caratteristiche esteriori: la cecità, il suo vagare di villaggio in villaggio, praticando massaggi e giocando d'azzardo e, naturalmente la spada letale nascosta nel suo bastone. Ma quanto il vecchio Zatoichi era umano, pieno di emozioni ed altruista, quanto il mio è indifferente sia alla gente che a tutto quello che lo circonda, una semplice macchina da guerra. È come gli americani in Iraq. Se non fosse capitato in quel villaggio forse le cose sarebbero comunque cambiate o migliorate, ma senza spargimenti di sangue.

 

Perchè il finale "musical"?

In Giappone è sempre esistito il "tap-dance". Comunque sin dall'inizio del film ho introdotto la danza che doveva procedere o scandire il ritmo sempre più incalzante alla storia, per poi arrivare al ballo collettivo finale.

 

Come ha lavorato sulla tecnica dei combattimenti?

Ho seguito il mio istinto. Non ho fatto uno speciale training. Ho sempre curato rigorosamente il ritmo. Anch'io durante la lavorazione mi son visto passare pericolosamente una lama a pochi centimetri dalla faccia.

.

 

Il film è un omaggio a Kurosawa?

Non era nelle mie intenzioni, per la verità. Il mio film, vorrebbe anche divertire. Molti sono gli intermezzi, come pausa per il caffè, che interrompono gli scontri di sangue.

 

Quanto la sua esperienza teatrale ha influito sulla realizzazione del film?

Tanto. Tutte le cose che facevo trenta anni fa ho cercato di riutilizzarle.

 

Sente di aver cambiato registro?

Questo film è un pò diverso dagli altri miei film semplicemente perchè il personaggio della storia ha già una sua precisa configurazione narrativa.

 

Le musiche da lei utilizzate sono originali?

Avevo paura che il ballo finale potesse risultare una forzatura.

 

Quanto è costato il film?

Il budget è stato il doppio dei miei precedenti film. Anche se abbiamo risparmiato qualcosa sui costumi, in quanto la figlia di Kurosawa era la nostra costumista e quindi abbiamo avuto la fortuna di riutilizzare alcuni costumi dei film del padre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

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