VENEZIA 60 - "Schultze gets the blues" di Michael Shorr (controcorrente)

Atmosfere inusuali per il cinema tedesco. Alla "cinica" espressività nordica, risponde il fluire morbido di una storia dalle pieghe più propiamente minimaliste. Aperture ampie di quadro e sconfinamenti oltre il campo contraddistinguono le linee narrative del film.

Esordio al lungometraggio per Michael Schorr, dopo essersi affermato come documentarista nel suo Paese. Schultze è uno dei tanti prepensionati del periodo nero della recessione economica. Lavorava in miniera e per buona uscita riceve una pietra con luce incorporata. Adesso avrà più tempo da dedicare a se stesso. Insieme ai suoi due migliori amici, trascorre le giornate a bere birra nell'unico bar della piccola cittadina o a pescare. Un giorno tira giù dall'armadio la sua fisarmonica e riprende a suonare. Per caso alla radio danno musiche del sud degli Stati Uniti, polke contaminate di blues. È affascinato, stuzzicato: sarebbe l'occasione per deragliare. Musica nera nel cuore della Germania, non si era mai sentita. La linea melodica è sempre quella, quasi a cadenzare il fluire morbido di una storia dalle pieghe più propiamente minimaliste. Alle ampie aperture di quadro rispondono chiusure improvvise di campo in cui l'ironia e la sorprendente freschezza umoristica fanno da contrappunto. Schultze è l'uomo senza sovrastrutture che attraversa gli eventi e da essi riceve il massimo. Parte per la Luisiana per addentrarsi nel coinvolgente sound. Noleggia una barca, risale il fiume e fa incontri inusuali. Prima s'imbatte in una battuta di caccia all'anatra. Risultato? Il pennuto gli cade sui piedi. Cena in riva al mare, con falò. Un'altra volta finisce il carburante. Un gruppo dell'est scambia la sua richiesta di petrolio per un giro di vodka. Atmosfere atipiche per il cinema tedesco. Alla cinica espressività nordica risponde il leggero movimento di pale eoliche che aprono e chiudono il film. In mezzo scorre il fiume della vita che non sempre segue la stessa corrente: propria in America Schulze muore senza aver mai suonato il suo pezzo.
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