VENEZIA 60 - "The Agronomist" di Jonathan Demme (Eventi Speciali)

"The Agronomist" di Jonathan Demme ripercorre l'alternanza di regimi militari e oligarchia terriera sul palcoscenico del governo di Haiti, dagli anni trenta al 2001, con due invasioni americane deus ex machina di uno spettacolo che cambia le maschere ma non i protagonisti, né i metodi: nazisti

Da sempre difensore dei diritti civili, Jonathan Demme, da anni segue la situazione di Haiti, che nonostante si fosse liberata sconfiggendo le truppe napoleoniche stanziate nelle colonie, ha sempre vissuto sotto l'egemonia di un'oligarchia terriera di origine francese, che affoga nel sangue ogni forma di opposizione e pratica la segregazione razziale e culturale. Ripercorrendo la vita di Jean Dominique, nato nel 1930, quattro anni prima che gli americani, occulti registi dell'alternarsi di potere militari e presidenti fantocci, lasciassero l'isola (invasa l'ultima volta nell'era Clinton), The Agronomist, mostra come questa sia doppiamente legata alla sua terra: da una parte la sua volontà di lottare instancabilmente, dall'altra la fuga a cui i vari regimi lo hanno ogni volta costretto.

Laureato in agraria per migliorare le condizioni dei contadini, Dominique fu il primo a fondare, nel '68, una radio libera e indipendente, Radio Haiti-Inter, uno dei primi obiettivi dei vari golpe avvicendatisi sull'isola. Spirito libero anche da schemi ideologici, il Dominique che Demme ritrae e intervista, dal 1991, quando lo conobbe mentre si trovava a New York in esilio, fino a pochi mesi dalla morte, avvenuta il 3 aprile del 2000, è un uomo che ha regalato l'esistenza a combattere per il suo popolo. La sua radio porta la rivolta nella sua stessa forma prima che nel messaggio: trasmettendo in creolo, lingua indigena ignorata a scapito del francese, e ponendosi orizzontalmente verso una popolazione schiavizzata sia dal punto di vista economico che culturale. La ricerca della verità che esce fuori dalla bocca sorridente del partigiano haitiano ricorda le corse e le traversie della creola Thendie Newton; la sua convinzione sull'universalità del cinema come mezzo per diffondere cultura, che impara a conoscere durante la sua prima fuga a Parigi, nel periodo "dreamers", e lo spinge a fondare un cineclub a sua volta costretto a chiudere ("la politica nel cinema è nella forma e nello spirito del film" dice il cinéfile Jean mentre scorrono locandine di Godard, De Sica, Fellini); la regia occulta degli apparati paramilitari americani; l'innamoramento dell'occhio/Demme, qui asplicitamente in prima persona dietro la camera, nel film uscito a luglio dietro il personaggio Tim Robbins, della donna/uomo-Haiti; la libertà che il regista cerca nella pioggia e nei colori vivi, umorali e olfattivi di The Truth about Charlie sembrano un rimando delle profonde inspirazioni significanti di Dominique, e fanno pensare che The Agronomist sia il rovescio reale del suo ultimo capolavoro. Le parole di Dominique, si può uccidere o massacrare un corpo ma lo spirito di libertà rimane, che la moglie ricorda alla prima trasmissione di Radio Haiti-Inter senza il suo fondatore, ucciso il 3 aprile 2000, rimandano direttamente all'operazione compiuta sul cadavere di Scharada. La terra, la libertà, la verità e la vita negate a Jean Dominique e al popolo di Haiti sono quelle che Jonathan Demme ha portato in The Truth about Charlie, che ha trovato in questa storia, che potrebbe intitolarsi The Truth about Haiti, il suo soggetto.

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