"Sotto il sole della Toscana", di Audrey Wells
Strano "oggetto" questo Under the Tuscan Sun. Da maneggiare con estrema cura prima che l'ondata di conformismo normalizzante gli si ritorca prevedibilmente contro

"Ci sono sceneggiature che non riesci assolutamente a visualizzare, in questo caso, invece, dopo appena qualche pagina mi sembrava già di essere in Toscana" (Lindsay Duncan, interprete di Katherine) "Abbiamo cercato di trasformare la sua scoperta dell'Italia, e di Cortona in particolare, da esperienza meramente turistica ad avventura fantastica" (Audrey Wells).
"No, è così che... è la tipica cosa che una donna americana si aspetta da un uomo italiano. Che ridere!" (battuta di Frances estratta dal film).
Strano "oggetto" questo Under the Tuscan Sun. Da maneggiare con estrema cura prima che l'ondata di conformismo normalizzante gli si ritorca prevedibilmente contro. In barba ai 40 milioni di dollari d'incasso, al secondo posto al botteghino Usa, al titolo ufficioso di commedia romantica dell'anno. Sorprende il coraggio di un'operazione così pianificata, pensata esclusivamente per il mercato statunitense senza il timore della sfida di un'estenuante ed ecceduta prevedibilità. Niente di nuovo sotto il sole, Croce Rossa delle stroncature, pro loco dell'immaginario... smontare questo giocattolino divertito (forse) e divertente (nato a Pienza da un casuale incontro enofilo tra Frances Mayes, autrice del romanzo autobiografico, e il produttore Tom Sternberg) rappresenta uno sterile esercizio di correità: uno script vergognoso, una visione d'integrazione culturale a dir poco rozza (ma sì, razzista...), una cornice rosa che frana nel ridicolo involontario e fa rivoltare William Wyler, un doppiaggio che anziché sfruttare le dinamiche incidentali di una crescita sofferta e goffa rende tutto piatto (padroni della lingua appena atterrati in Italia...), un utilizzo a dir poco forzato di agenti atmosferici, rassegne zoologiche, topòi turistico-vacanzieri e antropologie da burletta (insuperabile il gallismo romanesco...) ma soprattutto una servile sfilata di icone italiche, dai cameo del vegliardo Monicelli e della direttrice di banca Gerini fino a Bova che, dopo aver risalito la china in Italia, si concede alle aspettative americane tratteggiando una figura mastroiannico/parodica di latin lover.
If... se i film non si girano ma si rigirano, se possono vivere di una vita propria, de-scritta e de-pensata, allora forse... possiamo capire perché la Diane Lane di Unfaithful possa ancora stimolarci a dar vita ad un personaggio in fuga da sé, da una crisi borghese di una scrittrice di San Francisco che evade in una terra talmente idealizzata da eccedere la realtà, l'esperienza, l'incanto, il desiderio e l'allucinazione. Tutto appare già conosciuto perché già sognato troppe altre volte, tutto in fondo non vive che tra le pieghe di due righe di Frances, scrittura al lavoro. Non può che infrangersi il sogno d'amore vestito di bianco contro una Positano controtipica e la speranza resta legata ad una religiosità quasi felliniana, da madonnina. Nella sequenza che da uno sfondo stellato in trasparenza passa a due corpi nudi che per un attimo tracimano dal fotogramma ci chiediamo se manchiamo noi al film o se il film ci è un attimo mancato.
Titolo originale: Under the Tuscan Sun
Regia: Audrey Wells
Sceneggiatura: Audrey Wells, tratta dal romanzo "Sotto il sole della Toscana" di Frances Mayes
Fotografia: Geoffrey Simpson
Montaggio: Andrew Marcus, Arthur Coburn
Musiche: Christophe Beck
Scenografia: Stephen McCabe
Costumi: Nicoletta Ercole
Interpreti: Diane Lane (Frances), Sandra Oh (Patti), Lindsay Duncan (Katherine), Raoul Bova (Marcello), Vincent Riotta (Martini), Mario Monicelli (uomo anziano con i fiori), Roberto Nobile (Placido), Anita Zagaria (Fiorella), Evelina Gori (nonna Cardinale), Giulia Steigerwalt (Chiara), Claudia Gerini (sig.ra Raguzzi)
Produzione: Timnick Films, Blue Gardenia
Distribuzione: Buena Vista International
Durata: 115'
Origine: Usa, 2003
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