"Ventitrè", di Duccio Forzano
Quando gli esordi squarciavano il cuore e regalavano emozioni forti... Alla prima apparizione cinematografica i “Ditelo Voi”, trio cabarettista napoletano, inscenano il ricambio generazionale: esile, superficiale, tristemente grottesco, riflesso che riverbera lo sciattume di questi tempi.

Massimo Troisi, nel citarsi addosso, ricordava quanto fosse stata difficile la sua infanzia, vivendo affianco ad un piccolo “mostro” che conosceva le tabelline a memoria, sapeva le capitali di tutto il mondo e suonava pure il pianoforte. Esagerato!!! Esagerato (forse anche impertinente) sarebbe pure il paragone tra quel trio di oltre vent’anni fa e quello di turno che ci tocca sorbire al cinema. Si perchè i “Ditelo Voi” meriterebbero una collocazione diversa: tra i “Tre-Tre” e il “Vincenzo Salemme e famiglia”. Demenzialità della gag supportata dal fraseggio dialogico serrato, accavallato, che spera solo nell’effetto musicale dell’inflessione dialettale. Quando gli esordi squarciavano il cuore e regalavano emozioni forti... Alla prima apparizione cinematografica i tre cabarettisti napoletani inscenano il ricambio generazionale: esile, superficiale, tristemente grottesco, riflesso che riverbera lo sciattume di questi tempi. Duccio Forzano (regista televisivo di Fiorello, Panariello, Morandi) si fa scudo dei successi del piccolo schermo e può permettersi di avventurarsi in un piccolo paese immaginario napoletano, teatro all’aperto in riva al mare che rigurgita claustrofobiche e asfittiche farse da bar e da piazza. “Alici nel paese delle meraviglie”, “San Gennaro Sotto il Monte, in cerca di gemellaggio”, Bruno Pizzul che presta la voce al santo patrono, divertono se attraversi con occhio distratto o da turista le vie della comicità. La fretta di apparire, di sfondare, di essere riconosciuti al di la del Vesuvio, brucia ogni velleità artistica embrionale, in fase di rodaggio o di affinamento. Sviscerato il repertorio non resta che ripetersi e contorcersi negli spazi, per (man)tenere il ritmo e gli spettatori. Al diavolo i grossolani limiti tecnici (vedi la granulosità delle immagini, il doppiaggio fuori sincrono, le uscite di campo): sotto il Vesuvio c’è vero/altro fermento (da sempre) che si perde nell’indifferenza generalizzata. L'incertezza creativa, motrice d'immobilità sociale e prospettica (nel paese vige una diffusa autarchia isolante) è l'involontaria (?) riflessione parossistica che tinge leggermente di surreale il quadro, e rende solo un pò più interessante l'effetto finale.
Un’immagine resterà impressa nella mente, avvenuta al di qua dello schermo: in un cinema romano di periferia ho seguito lo spettatore in prima fila che entrava e usciva dalla sala e ogni volta sembrava rigenerato dalle pause che si concedeva. È questa la visione/Zelig con break auto-imposto. Solo ad una “personale” di Warhol ho assistito ad un simile spettacolo: la serialità (si) paga...
Regia: Duccio Forzano
Sceneggiatura: Carlotta Ercolino, Duccio Forzano, “Ditelo Voi”
Fotografia: Armando Buttafava Bonalloggi
Montaggio: Marco Bonfante
Musiche: Letti Sfatti
Scenografia: Enzo De Camillis
Costumi: Chiara Ferrantini
Interpreti: Francesco De Fraia (chirichetto), Mimmo Manfredi (vigile), Raffaele Ferrante (farmacista), Linda Batista (Sonia), Ernesto Mahieux (sindaco), Barbara Rizzo (Anna), Vanessa Gallipoli (Lucia), Beppe Iodice (Peppino), Raffaele Ferriere (Don Giacinto), Nicola Di Pinto (Luigi)
Produzione: Dap Film Production
Distribuzione: Lion
Durata: 106’
Origine: Italia, 2004
Sono presenti 1 commenti
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ho ancora vivissima l'emozione che fermava i battiti del mio cuore nel giorno in cui sono scesa a Roma per "la prima" di "23"...Mi sono sempre domandata come mai il film non fosse arrivato fin quassù: Milano ,Genova ,Torino... c'era emozione in sala,durante la proiezione ripetuti applausi hanno commentato diverse scene e sincere risate schioccavano nel buio della sala. Oggi la "serialità " cui si da' spazio è quella "killer" del pettegolezzo, degli insulti, della violenza raccapricciante che ci propinano nelle peggiori modalità..e se sul piccolo schermo "23" trovasse posto? Sono sicura che saremmo in parecchi a godere della giocosa serenità del film...Se quello spettatore .in un cinema di periferia entrava ed usciva dalla sala, probabilmente bisogni fisiologici impellenti lo rendevano poco sedentario,altrimenti se ne sarebbe andato una volta per tutte ,invece ha tentato di arrivare alla fine "rigenerato dalle pause che si concedeva" Ciao Duccio complimenti per la regia in TV. Angel ...
Inviato da angela passarelli il 31/05/2009
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