"Dummy" di Gregg Pritikin
E' come se le figure del cinema di Pritikin ad un certo punto della narrazione acquistassero nuova vita in un'esplosione contagiosa di libertà che pervade ogni scena.

Prima ancora di rimanere seppellito tra le macerie fumanti de Il Pianista di Polanski (ruolo che peraltro gli è valso l'Oscar come miglior interprete), Adrian Brody aveva già vissuto l'isolamento costretto e la percezione di una realtà come mutata di segno. In Dummy infatti (opera del 2002, ripescata solo oggi per sfruttare l'improvvisa popolarità dell'attore) il protagonista Liberty vive una sorta di filtro che gli impedisce di fatto una visione reale delle cose. Già dalle prime sequenze (Liberty di fronte ad un televisore in cui si esibisce un famoso ventriloquo con il suo pupazzo) si avverte nella scena un potente rinvio ad una materia come evanescente (la realtà della situazione contingente posta di fronte ai sogni del protagonista di lavorare nel mondo dello spettacolo), sgretolata nelle secche di un'astrazione che circonda il corpo del protagonista. Con il suo affermarsi successivo come ventriloquo infatti, Liberty pare quasi annullarsi nella sua creazione parlante (in questo frangente Brody rivela ancora una volta una grande capacità di trasmettere emozioni senza il bisogno di alcun artificio), con un effetto di simbiosi che produce nella messa in scena refrain quasi muti che annullano ogni tipo di realismo. Se infatti ancora esiste una cornice che scandisce un mondo altro rispetto a quello della rappresentazione (il rapporto del protagonista con i genitori e la sorella, ma anche quello con l'amica e cantante Fangora), è che vero che Pritikin annulla presto ogni confine, scivolando così nella liquidità forte di una trasformazione contagiosa. E' infatti come se le figure del suo cinema ad un certo punto della narrazione acquistassero nuova vita (Fangora grazie alla musica, il protagonista Steven con il suo "dummy"), in un'esplosione contagiosa di libertà che pervade ogni scena. Nella ricreazione di un altro sé proprio all'interno della mimesi vocale, il protagonista aderisce infatti ad una vera e propria uscita dai parametri fissi e grigi della routine quotidiana, vivendo in questo modo tracce dissonanti e squilibrate di un senso come nuovo, in grado di fare e disfare le attese, e soprattutto capace di dipingere con una semplice intonazione differente di voce il corpo di un disagio altrimenti inesprimibile.
Titolo originale: Dummy
Regia: Gregg Pritikin
Sceneggiatura: Gregg Pritikin
Fotografia: Horacio Marquinez
Montaggio: Bill Henry, Elizabeth Kling, Micheal Palmerio
Scenografia: Charlotte Bourke
Costumi: Marie Abma
Interpreti: Adrien Brody (Steven), Milla Jogovich (Fangora), Illeana Douglas (Heidi), Vera Farmiga (Lorena), Jessica Walter (Fern), Ron Leibman (Lou), Jared Harris (Micheal), Mirabella Pisani (Bonnie), Helen Hanft (Signora Gurkel), Richmond Hoxie (Sorensen), Adam LeFevre (Regista), Joanne Bayes (Attrice)
Produzione: Quadrant Entertainment
Distribuzione: Mondo Cinema
Durata: 90'
Origine: USA, 2002
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