"Signora", di Francesco Laudadio

Il legame, in Italia, tra cinema e televisione si fa sempre più indissolubile. Maggiorate, fusti ed interpreti della domenica "impegnati" in pretenziosi ruoli drammatici, danno poca credibilità ad un prodotto che nelle intenzioni aspira a coniugare il dramma amoroso all'affresco storico.

Il ventennio fascista in cui è ambientato questo Signora, diretto in maniera televisiva e svogliata da Francesco Laudadio, è una approssimativa scenografia di cartone sullo sfondo della quale si muove un' onesta filodrammatica capeggiata da una soubrette, Sonia Aquino, a cui il solito qualcuno (il produttore? Il regista?) ha detto che l'abbondanza delle forme può sostituire la scuola di recitazione.

5 Agosto 1933: nel giorno in cui viene posata la prima pietra di Sabaudia, una giovane americana di buona famiglia, Sarah (l'Aquino), sposata con un ricco imprenditore (Urbano Barberini) a servizio del duce, e l'indigente ingegnere idraulico Guido (Paolo Seganti) si conoscono. Tra i due nascerà una intensa passione che sfiderà i pregiudizi politici e sociali, ma che sfocerà in tragedia quando Guido sarà mandato al confine con l'accusa di essere un sovversivo.

Uscito nelle sale con due anni di ritardo rispetto alla data di produzione, Signora è un film che forse non sfigurerebbe se ridotto a due puntate per riempire il palinsesto di una qualunque emittente televisiva. Prolisso, troppo estetizzante e affettato per essere credibile, ha dei momenti di imbarazzante stasi. Tra le righe si legge anche una certa contraddittorietà: la vita felice e amena degli esiliati, l'antifascista che sogna un' Europa unita ed una moneta unica, da contrapporsi alla poco efficace carica drammatica della Aquino che a volte esagera con i toni e a volte è monocorde.

Un film da dimenticare, sinonimo di un cinema inquinato dalla fiction: figlio dello sceneggiato, che non si evolve. I temi sono gli stessi: guerre, amori e pericolosi triangoli affettivi che, conditi con un po' di politica, deliziano i palati dei teledipendenti italiani che vedono arrivare al cinema quello che per anni hanno fagocitato via cavo, premiato con alto tasso di share. Ma la formula del successo televisivo, per fortuna tradisce, sul grande schermo quella che per i predatori dello share è la ricetta del successo.               

     

Regia: Francesco Laudadio

Sceneggiatura: Francesco Laudadio

Fotografia: Patrizio Patrizi

Montaggio: Maurizio Palmisano

Musiche: Paolo Vivaldi

Scenografia: Carlo De Marino e Maria Luigia Battani

Costumi: Giovanni Paris 

Interpreti: Sonia Aquino (Sarah), Paolo Seganti (Guido), Urbano Barberini (Marcello), Angela Finocchiaro (Victoria), Yorgo Voyagis (Basilio), Marcello Catalano (Giorgio Gherardi), Maurizio Donadoni (Aldo Bernardi)

Produzione: Zeal S.r.l.

Distribuzione: Minerva Pictures

Durata: 110'

Origine: Italia, 2002

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