"Fino a farti male", di Alessandro Colizzi
Le ambizioni sbagliate. Tre giorni nella vita di un uomo che vede crollare ad una ad una le sue certezze, le sue illusioni. Colizzi realizza un film in bilico tra introspezione psicologica e rarefazione del ritmo drammatico e rappresenta un tipo di cinema enigmatico, stilisticamente più vicino a Matteo Garrone che a Gabriele Muccino.
Dopo l'esordio di sei anni fa con L'ospite, Alessandro Colizzi torna sul grande schermo, torna a far coppia con Silvia Cossu per la sceneggiatura e la produzione di questo Fino a farti male che, nonostante il goffo titolo e una certa autarchia in fase di produzione, risulta un film lento ma interessante. Ben calibrato nonostante le sue pretese da giallo di introspezione psicologica.
Marc è un produttore discografico che, tornato da un viaggio di lavoro, scopre che la relazione con sua moglie Martina è ben oltre la fatidica soglia del baratro. La donna ha perso il lavoro e lo tradisce da alcuni mesi con un'altra. Restando in ombra, celato il suo ritorno, il produttore inizierà a spiare sua moglie, decidendo di intervenire solo quando questa minaccerà il suicidio.
Gli elementi dell'indagine, le atmosfere del thriller, servono a Colizzi per spaziare attraverso questo dramma che sa tingersi di omosessualità e tensione emotiva. Agnese Nano riesce a reggere il complesso ruolo di Martina con incredibile nonchalance, immergendosi nel personaggio.
Eppure sul film aleggia il dubbio del dejà vu, riconducibile a un certo cinema di ricerca interiore che, ispirandosi a Marco Bellocchio (l'attrice Jacqueline Lustig è un vero e proprio trait d'union), risulta poi essere più somigliante ai labirinti psicologici degli ultimi film di Matteo Garrone. La famiglia di Fino a farti male è in crisi, soffre, si spia... ma non è affetta da autodistruttive voglie di successo, come quella di mucciniana memoria.
Buone performance recitative, regia discreta e sceneggiatura funzionale fanno sperare che un Colizzi maturo possa realizzare qualcosa di estremamente interessante. Non volendoci sbilanciare, notiamo ancora come il tema dell'omosessualità stia subendo un uso ed abuso da parte delle nuove leve nostrane, ma la discrezione di Colizzi in questo senso sembra essere sublime al pari dell'Ozpetek più esplicito. Miracoli dell'autarchismo e dell'ambiguità.
Regia: Alessandro Colizzi
Sceneggiatura: Alessandro Colizzi e Silvia Cossu
Fotografia: Roberto Benvenuti
Montaggio: Alessandro Doglione
Musiche: Roberto Mariani
Scenografia: Stefania Maggio
Costumi: Antonella Cannarozzi
Interpreti: Agnese Nano (Martina), Christopher Bucholz (Marc), Jacqueline Lustig (Maria), Karin Giegerich (Lara),Elisabetta Piccolomini (Lia).
Produzione: Film Dedalus
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 93'
Origine: Italia, 2003
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