"Il miracolo di Berna", di Sönke Wortman

Talvolta la caduta di un muro (che non è qualsiasi) può avere una portata simile a una palla che entra in una rete (altrettanto fuori dal comune)... o almeno questo è ciò di cui ci vuole convincere il debole, claudicante film di Sonke Wortman servito da uno studio dei personaggi senza pressing e affogato in una melina da compitino senza guizzi

"Ventidue uomini che corrono dietro a una palla": la classica e lapidaria definizione svalutante dei (pochi) non appassionati di calcio potrebbe essere la migliore sintesi di quella che dovrebbe essere la scena clou di Il miracolo di Berna. Nel grigiore industriale della Ruhr della prima metà degli anni 50, non ancora simbolo della nuova alba sociale della Repubblica Federale Tedesca, sopravvive assieme alla famiglia l'undicenne Matthias che, orfano di padre (disperso in Russia) ne sostituisce la figura affettiva con la giovane promessa calcistica Helmut Rahn, del quale è mascotte e portaborse esclusivo. Anche a molti appassionati questo nome non dirà nulla ma assieme a Sepp Herberger, Fritz Walzer, Toni Turek... Rahn fu uno dei talenti che permisero alla nazionale tedesca di battere l'Ungheria di Puskas (imbattuta da 5 anni!) e portarsi a casa il Mondiale del '54. Così, talvolta la caduta di un muro (che non è qualsiasi) può avere una portata simile a una palla che entra in una rete (altrettanto fuori dal comune)... o almeno questo è ciò di cui ci vuole convincere il debole, claudicante film di Sonke Wortman servito da uno studio dei personaggi senza pressing e affogato in una melina da compitino eseguito senza guizzi che "taglia le gambe" allo sguardo. Tra cronisti alla grande occasione professionale, pedinati da solerti mogli, allenatori-padri e padri (quello di Matthias) al ritorno dalla guerra che creano scompiglio in famiglia per poi farsi perdonare con poetici gesti, il bozzettistico serpeggia in ogni angolo e stritola tra le sue spire ogni sostanza drammatica, sentimentale ed epica, conferendo al film un'inconsistenza degna di un film tv mal approntato. E la scena della finale di Berna possiede una pochezza visivo-emozionale che prostrerebbe anche il più sognante tifoso. Forse Wortman, invece di tentare di affrescare da un'angolazione inusuale un quadro della rinascita nella Germania anno zero, avrebbe fatto meglio a concentrarsi meglio sul "pretesto" sportivo messo in campo dando un'occhiata alla forza evocativa dispensata da Houston nel suo Fuga per la vittoria o al senso del montaggio profuso da Aldrich in Quella sporca ultima meta, prima di girare anche un solo metro di pellicola sul "sacro" tappeto verde. Così, a questo preferiamo di gran lunga un altro "risultato": Italia - Germania 4-3 di Andrea Barzini, confermando che il "miracolo" di vedere un grande film su quello che è paradossalmente lo sport più amato al mondo, deve ancora avverarsi.

Titolo originale: Das wunder von Bern

Regia: Sönke Wortman

Soggetto e Sceneggiatura: Sönke Wortman, Rochus Hahn

Fotografia: Ueli Steiger

Montaggio: Ueli Christen

Musiche: Marcel Barsotti

Scenografia: Uli Hanisch

Costumi: Ursula Welter

Interpreti: Louis Klamroth (Matthias Lubanski), Sasha Goepel (Helmut Rahn), Peter Lohmeyer (Richard Lubanski), Johanna Gastdorf (Christra Lubanski), Lucas Gregorowicz (Paul Ackermann), Katharina Wackernagel (Annette Ackermann), Mirko Lang (Bruno Lubanski), Birthe Wolter (Ingrid Lubanski), Knut Hartwig (Fritz Walter), Martin Bretschneider (Hans Schaefer), Jo Stock (Toni Turek)

Produzione: Little Shark Entertainment, Senator Film Produktion

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 118'

Origine: Germania, 2003

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