"Brivido di sangue", di Po Chih Leong

Leong, al suo 15esimo film, tenta una miscela delicata tra bene e male, emozionalità e razionalità ma le dosi gli sfuggono pian piano e l'esperimento fallisce come al protagonista: un Jude Law vampiresco che ritrae a matita la vita degli altri per poi impossessarsene col morso, che non riesce però a catturare il nostro sguardo, a farlo rabbrividire

"L'emozionalità ti ucciderà" è la condanna che trafigge l'anti-eroe e bel tenebroso di turno Steven Grlscz (Jude Law). Il classico tipo al quale la vita sembra aver sorriso in tutto: bellezza, fascino, intelligenza, tranquillità economica... a parte le vocali nel cognome che rendono difficile pronunciarlo/identificarlo. La sua cripticità sembra nascondersi tra quelle consonanti accatastate una sull'altra che contribuiscono ad attrarre le donne nella sua ragnatela morbosa e fatale. Intrappolato nella sua ossessione come la macchina di una sua ex, suggestivamente incastrata nella ramificazione a forbice di un albero nella visionaria scena iniziale, questo "collezionista" di donne studia maniacalmente le sue vittime prima eternandole in un ritratto a matita, intrigandole con la sua fascinosa, impenetrabile presenza e cristallizzandone l'essenza di vita in una provetta ambrata intrisa del sangue risucchiato poco prima dal suo amore "all'ultimo morso". Questo fino ad Anne Levels (Elina Löwensohn, Schindler's List e Roberto Succo) che inverte la polarità, "vampirizzandolo" con la sua bellezza discreta e una personalità complessa e contradditoria, mentre il prudente ispettore Healey (Timothy Spall, noto per Segreti e bugie di Leigh ma anche nei recenti L'ultimo samurai e Harry Potter e il prigioniero di Azkaban) e il più risoluto detective Roche (Jack Davenport), lo sospettano della catena di amanti che ha lasciato senza vita nella sua ricerca dell'amore perfetto. Leong, al suo 15esimo film, tenta una miscela delicata tra bene e male, emozionalità e razionalità ma le dosi gli sfuggono pian piano di mano e l'esperimento fallisce come al protagonista: un Jude Law vampiresco che ritrae a matita la vita degli altri per poi impossessarsene col morso, che non riesce però a catturare il nostro sguardo, a farlo rabbrividire. Così Leong scivola sulla materia dalla quale è attratto (quel quid nella bontà che fa emergere la cattiveria, e viceversa, in ognuno di noi) come su una buccia di banana perdendosi in dilatazioni temporali, in silenzi e in dettagli che vorrebbero essere ipnotici e significanti ma sono solo soporiferi e non posseggono la forza e la sinaptica sostanza psicologica del Cronenberg di Spider, né il dissacrante, visionario sovvertimento del mito dei non-morti del prezioso Wampyr di Romero o il raffinatissimo intreccio di romanticismo e inquietante normalità di Il buio si avvicina della Bigelow. E l'obiettivo del regista cinese di realizzare una pellicola universale ("ambientata in Inghilterra... ma che poteva svolgersi ovunque"), sentendosi finalmente svincolato dal dictamen visivo del cinema di Honk-Kong dove l'approfondimento dei personaggi è secondario rispetto al cinema europeo, crolla piuttosto miseramente se si è dovuta attendere la consacrazione di Law a star hollywoodiana per vedere in sala questa pellicola, già ultimata nel lontano 1998.

 

Titolo originale: The Wisdom of Crocodiles

Regia: Po Chih Leong

Soggetto e Sceneggiatura: Paul Hoffmann

Fotografia: Oliver Curtis

Montaggio: Robin Sales

Musiche: John Lunn, Orlando Gough

Scenografia: Brn Scott

Costumi: Anna Sheppard

Interpreti: Jude Law (Steven Grlscz), Elina Löwensohn (Anne Levels), Timothy Spall (ispettore Healey), Kerry Fox (Maria Vaughn), Jack Davenport (detective Roche), Colin Salmon (Martin), Joseph O'Conor (signor Nancarrow), Anastasia Hille (Karen)

Produzione: David Lascelles, Carolyn Choa

Distribuzione: Italian International Film

Durata: 96'

Origine: Gran Bretagna, 1998

 

 

 

 

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