"Una bionda in carriera", di Charles Herman-Wurmfeld
Le suffragette si rivolteranno nelle tombe, al cospetto di questo irritante manifesto politico di vacuità che, pur presentandosi come commedia brillante, non ne rispetta i canoni né li rinnova, e in cui l'ossessione per il corpo umano la fa da padrona.
Nella bilancia commerciale USA, una voce determinante dal lato delle entrate è quella legata all'ossessione per il corpo umano; l'esportazione del modello anatomocentrico è infatti, in maniera più o meno subdola, alla base di buona parte delle attività commerciali che si incentrano sulla catena di eguaglianze "bellezza=successo=denaro=felicità". Il cinema fa la sua parte, così la bionda Reese Witherspoon - che aveva reclamato qualche anno fa la rivincita della propria categoria tricologica, cercando (senza riuscirci) di interrompere l'altra ed invidiosa eguaglianza "bella=idiota" - ottiene oggi un'altra chance per dimostrare al mondo intero che le donne possono prefiggersi qualsiasi obiettivo, purché sappiano abbinare scarpe e borsetta ed intonare la fantasia del vestito con la nuance del rossetto: se queste condizioni sono verificate, tutto il mondo è ai loro piedi.
La Whiterspoon ridà corpo ad Elle Woods, la protagonista de La rivincita delle bionde; questa volta l'amore che muove la vicenda non è quello per un giovane aitante, bensì quello per gli animali, utilizzati come cavie per la sperimentazione di prodotti destinati all'uomo. Decisa ad interrompere lo scempio, Elle mette a frutto le capacità dimostrate nel primo capitolo delle sue storie - la laurea in legge ad Harvard - recandosi nientemeno che a Washington, per cercare di modificare la normativa: la politica è una cosa molto seria, ma la bionda genietta non si farà intimidire.
Nessuna aderenza di questo film ai canoni narrativi della commedia brillante: un genere che le produzioni USA storicamente hanno contribuito a strutturare; totale identificazione, invece, tra lo spessore del personaggio e la qualità del prodotto cinematografico che lo rappresenta: una superficiale esposizione di questioni molto serie - ambiente, omosessualità, politica, competizione - senza il coraggio di atteggiamenti realmente politically uncorrect, alternative sarcastiche alla fratelli Farrelly che, per contrasto, possano suscitare almeno un sorriso. Le suffragette si rivolteranno nelle tombe, al cospetto di questo irritante manifesto politico di vacuità.
Titolo originale: Legally blonde 2: Red, White and Blonde
Regia: Charles Herman-Wurmfeld
Sceneggiatura: Kate Kondell
Fotografia: Elliot Davis
Montaggio: Peter Teschner
Musiche: Rolfe Kent
Scenografia: Missy Stewart
Costumi: Sophie de Rakoff Carbonell
Interpreti: Reese Witherspoon (Elle Woods), Sally Field (Sen. Rudd), Regina King (Grace Rossiter), Jennifer Coolidge (Paulette Parcelle), Bruce McGill (Stanford Marks), Bob Newhart (Sid Post)
Produzione: Marc Platt, David Nicksay
Distribuzione: 20th Fox
Durata: 95'
Origine: Usa, 2003
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