"Le intermittenze del cuore", di Fabio Carpi

Un film dai ricchi riferimenti letterari. Dichiaratamente intellettuale se non "proustiano": a dispetto del titolo, che lo potrebbe far confondere con qualche tipico strappalacrime nostrano, ecco "la ricerca del tempo perduto" di Carpi, in una sorta di ricordo continuo, di sguardo nel passato e di cinema nel cinema.

Le intermittenze del cuore non è un film sulla vita dello scrittore Marcel Proust, quello tenterà di dirigerlo tra mille intermittenze l'anziano regista Saul Mortara (Hector Alterio, attore icona dell'ultimo cinema di Carpi) di cui si narra, ma è una pellicola in cui appare un protagonista, alter ego dello stesso Carpi, che è affetto dallo stesso male di cui patì lo scrittore francese durante la stesura della sua monumentale Recherche: la sindrome della memoria involontaria, messaggera di un passato che irrompe nella quotidianità del presente, complice di una serie di libere associazioni sensoriali, come nel celeberrimo episodio della madeleine. Carpi/Mortara viaggia nel passato della sua memoria attraverso le pagine di Proust, attraverso la sua paura di non riuscire a realizzare la sua opera o di non riuscire a rilanciare la sua carriera cinematografica, la sua vita. Ai turbamenti della memoria sono legate le intermittenze del cuore, questa è la frase di Proust che ispira la trama e il titolo di questo film, che diventa cinema nel cinema già quando la storia proposta alla spettatore diviene a mano a mano più chiara. La figura del coraggioso produttore parigino, conosciuto in un bagno turco, che affida all'anziano regista la biografia su celluloide di Proust, già sicuro che questo prodotto elitario sia un autentico insuccesso, potrebbe coincidere, se non addirittura sdoppiarsi, nella realtà con Antonio Guadalupi e Roberto Bessi che hanno prodotto il film a Carpi con la loro indipendente Buskin Film. Un film davvero elegante e cervellotico quanto basta per affascinare i palati più esigenti, Carpi: lo Schubert del cinema come lo definì il Time, non tradisce il suo amore per le tematiche intimiste e per il cinema d'autore, rincorso fin dai dall'esordio con l'ambizioso Corpo d'amore (1973) e portato alla maturazione attraverso il bel Quartetto Basilues (1981) o all'eccesso come nel suo ultimo Nobel (2001); con Le intermittenze del cuore ci troviamo davanti, ancora una volta, ad un Carpi letterale e malinconico, che attraverso Proust va a realizzare un film che è elitario tanto quanto quello che, proprio nella sua pellicola, stà tentando di realizzare il protagonista.       

Regia: Fabio Carpi

Sceneggiatura: Fabio Carpi

Fotografia: Fabio Cianchetti

Montaggio: Bruno Sarandrea

Musiche: Mario Benelli

Scenografia: Amedeo Fago

Costumi: Silvana Carpi

Interpreti: Hector Alterio (Saul Mortara), Assumpta Serna (Adriana), Lina Polito (Fiammetta), Clement Sibony (Saul da giovane), Roberto Herlitzka (Carlo), Serge Merlin (Agostani), Alessandro Averone (Davide), Florence Darel (Paola Dalai/Carla). 

Produzione: Antonio Guadalupi e Roberto Bessi per Buskin Film

Distribuzione: Quality Film

Durata: 105'

Origine: Italia, 2003

 

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