"Ladri di barzellette", di Bruno Colella e Leonardo Giuliano

Da "Le barzellette" a "Ladri di barzellette": in un sotto-tono acido e tormentato che segue tracce trash d'inedita e sorprendente malinconia il film di Colella e Giuliano porta una ventata caciarona di freschezza disturbante anti-vanziniana e, in fondo, tremendamente seria, più importante di tanto cinema italiano professionalmente confezionato

Tra realtà e finzione, ma la prima ha un lento e inesorabile sopravvento sulla seconda, il regista-attore Aurelio Grimaldi con quella sua vocina querula e fellineggiante cerca di realizzare la tanto agognata trilogia sul caso Moro (progetto che è andato effettivamente in porto da poco, dopo una lunga attesa) e di opporsi come può al ricatto professionale dello squallido produttore di turno che gli propone, come da tradizione tycooniana italica, il film alimentare più lontano dalle sue corde registiche e ideologiche: uno smaccato e imbarazzante seguito a bassissimo costo e con cast pescato dalle accademie di borgata e dalla strada di Le barzellette di Vanzina, luccicante miraggio-modello di racimola-soldi. Inframmezzati a duetti "alla Totò e Peppino" tra Grimaldi e il viscido producer che scartano dai binari del surreale a quelli del grottesco fino a incanalarsi in un farsesco-trash che non irrita ma fa riflettere e talvolta, inaspettatamente, commuove, le penose barzellette recitate alle audizioni rafforzano l'auto-ironia spietata e naïf che conferisce una singolare qualità sotterranea a questa pellicola smaccatamente amatoriale. Da Le barzellette a Ladri di barzellette: in un sotto-tono acido e tormentato che segue tracce da cinema-spazzatura d'inedita e sorprendente malinconia il film di Colella e Giuliano porta una ventata caciarona di freschezza disturbante anti-vanziniana e, in fondo, tremendamente seria, più importante di tanto cinema italiano professionalmente confezionato. L'impiccagione di Grimaldi sulla sceneggiatura de Il macellaio è atto d'accusa di ammirevole ferocia e scagionante auto-ironia che merita di entrare in un'ideale antologia sui migliori e più spiazzanti bagni d'umiltà dei registi e il rassegnato stupore dell'autore de Le buttane davanti ai misfatti truffaldini del tycoon che, alla faccia dei suoi risparmi investiti nei progetti filmici, parte con fiammante Ferrari e calda biondona alla volta delle curve del Principato di Monaco è, a suo modo, un momento d'indimenticabile brutalità sugli smacchi che ci riserva la vita quotidiana, insaporiti dal direttore di banca che sforbicia le carte di credito e i bancomat che gli capitano a tiro con una noncuranza che avrebbe apprezzato anche Buňuel.

Regia: Bruno Colella e Leonardo Giuliano

Soggetto: Leonardo Giuliano

Sceneggiatura: Bruno Colella Leonardo Giuliano (con la collaborazione di Afro Bedetti)

Fotografia: Marco Carosi

Montaggio: Giuseppe Pagano

Musiche: Emiliano Levantesi

Scenografia: Ivana Gargiulo

Costumi: Caterina Nardi e Claudia Vaccaro

Interpreti: Stefano Masciarelli, Alvaro Vitali, Lucia Sardo, Bruno Colella, Angelo Di Gennaro, Aurelio Grimaldi, Guia Jelo, Pablo e Pedro, Massimo Spata, Remo Remotti, Giancarlo Valentino, Maurizio Antonini, Claudio Lardo, Arturo Paglia
Francesca Milani, Virginia Raffaele, Danilo De Santis, Alex Partexano, Stefania Corona
Produzione: Italgest Video - Le grand bleu

Distribuzione: Italian International Film

Durata: 91'

Origine: Italia, 2004

 

 

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