"Intermission", di John Crowley
Nonostante una coralità che sembrerebbe rimandare a quella altmaniana, l'esordio di John Crowley segue sentieri assai personali dove la durezza produce una raffinattezza polifonica ben diversa e si distacca con ottima padronanza dalla staticità della regia teatrale dalla quale proviene, aiutato anche da un cast che brilla di luce propria
C'è tanta rabbia purosangue d'Irlanda in questa co-produzione con la temuta-odiata Gran Bretagna e si capisce subito che non poteva che essere così andando a spulciare i credits e trovando il nome di Neil Jordan tra i produttori. Ma, nonostante una coralità che sembrerebbe rimandare a quella altmaniana, l'esordio dietro la macchina da presa di John Crowley segue sentieri assai personali dove la durezza produce una raffinattezza organica e polifonica ben diversa da quella dell'autore di Nashville e si distacca con ottima padronanza dalla staticità della regia teatrale dalla quale proviene, aiutato anche da un cast superlativo che brilla di luce propria, dove rifulge sopra tutti il delizioso Callaghan dublinese del grande Colm Meaney, diviso tra la passione professionalmente necessaria per la boxe e quella inaspettatamente buffa e colta per la musica celtica. Strette nell'intervallo di vita, tutt'altro che sospeso, compreso entro la separazione e la riconcialiazione di John (Cillian Murphy, protagonista coi suoi occhi di ghiaccio del notevole 28 giorni dopo di Boyle) e Deirdre (la magnifica Kelly MacDonald di Trainspotting e Gosford Park), si sviluppano e si contaminano undici "tranches de vie" che coinvolgono 54 personaggi divisi e uniti da nevrosi, ironie e varia umanità: l'amico di John, la sorella e la madre di Deirdre, il suo nuovo compagno (coniugato), la moglie dell'adultero, un'autista di autobus, un criminale da strapazzo (Colin Farrell), un detective (Meaney), un giornalista televisivo e un piccolo teppistello che si diverte a scagliare pietre contro il prossimo, specie se su un mezzo in movimento. E il suo meglio Crowley lo mostra evitando i cliché più abusati del genere commedia (a basso costo) amarognola con schegge di disperazione o della commedia finto-acida e modaiola alla Guy Ritchie. E le "missioni" che il regista mostra passando "tra" un personaggio e l'altro sono anche intro-missioni tra le traiettorie disegnate dagl'interpreti, contaminazioni umane insaporite da scarti di registro improvvisi che scioccano piacevolmente come nel bellissimo inizio, in cui Farrell prima "ammorbidisce" la giovane e ingenua cassiera del bar che vuole derubare con divagazioni romanticheggianti sulle infinite possibilità di sviluppo del loro rapporto di perfetti sconosciuti, per poi riportarla con brutale fulmineità alla realtà con un virulento pugno alla mascella che la manda al tappeto. Un divagare, quello di Lehiff/Farrell che centra esattamente le nervature dei temi disseminati da Crowley in sotto-traccia e ci arriva in faccia come le pietre "che piovono" sullo schermo grazie al diavoletto di nove anni che rappresenta un po' quell'Irlanda del disagio, schietta e vera, che siamo abituati a vedere.
Regia: John Crowley
Soggetto e Sceneggiatura: Mark O'Rowe
Fotografia: Ryszard Lenczewski
Montaggio: Lucia Zucchetti
Musiche: John Murphy
Scenografia: Tom Conroy
Costumi: Lorna Marie Mugan
Interpreti: Cillian Murphy (John), Kelly MacDonald (Deirdre), Colin Farrell (Lehiff), Colm Meaney (Jerry), David Wilmot (Oscar), Brian O'Byrne (Mick), Shirley Henderson (Sally), Michael McElhatton (Sam), Deirdre O'Kane (Noeleen), Ger Ryan (Maura), Tom O'Sullivan (Ben), Owen Roe (mr. Henderson), Taylor Molloy (Phillip)
Produzione: Neil Jordan, Steve Woolley, Alan Moloney
Distribuzione: Mikado Film
Durata: 105'
Origine: Irlanda/GranBretagna, 2003
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