"Ma mère", di Cristophe Honorè

Un film che vorrebbe essere a tutti i costi scandaloso, un melodramma sulla famiglia, sulla perdizione e sull'incesto. Prova registica mediocre di un Honorè mai mordente: uno scandalo per smemorati, dai toni dannatamente lounge.

C'è aria di scandalo attorno a questo film, trasposizione di un omonimo romanzo incompiuto di Georges Bataille. Pesano i giudizi dei benpensanti e dei colletti bianchi di certo cinema europeo che hanno sbattuto la porta in faccia a Cannes sia a Cristophe Honorè (il regista) che ad Isabelle Huppert (la dark lady protagonista). Ma "incompiuto" non vuol dire maledetto, è di certo la diceria sul romanzo, tragedia edipica dei nostri tempi, di Bataille non si è tramandata alla macchina da presa di Honorè... la perversione e il senso di degrado morale di questa pellicola hanno trovato "casa e distribuzione" all'ultimo Filmfestival di Taormina suscitando parecchie polemiche ma mai, incredibilmente, un qualunque elogio per la coraggiosa ma non originale scelta narrativa.

A 17 anni Pierre inizia a conoscere, dopo un infanzia passata serenamente con i nonni, le disgrazie familiari dei suoi genitori: l'improvvisa morte del padre lo avvicina a sua madre, una donna dissoluta e procace verso al quale Pierre prova un grande rispetto ed amore. Stanca di essere amata, venerata, per ciò che non è mai stata, la donna inizia a sedurre il giovane portandolo all'incesto, alla follia e alla morte.

Per il regista Honorè, che aveva esordito pochi anni fa col cortometraggio Nous deux (2001), è una prova importante svolta con zelo e particolare devozione (al canovaccio di Georges Bataille? Al corpo sinuoso della Huppert?), ed è proprio questo che ha irrimediabilmente pesato sul film. Non si respirano le atmosfere dei noir di Chabrol non c'è l'analisi psicologica del più psicotico Truffaut, in compenso c'è tanta noia e tanta Isabelle Huppert: somministrataci a dosi massicce in abitini fashion e dialoghi diabolicamente poetici, allusivi, alternati a turpiloqui peccaminosi ma chiarificatori ("Sono una baldracca. Una cagna. Nessuno mi rispetta. Voglio che mi ami per la vergogna che ti ispiro).

Non si costruiscono gli scandali con luci soffuse e odore di morte, con vestitini a fiori rosa shocking messi al servizio di seni debordanti e bellezze decadenti. Ma mère non impressiona, sconcerta. Un sentimento che non è dato né da Honorè né dalla Huppert ma dalla recitazione e dal finto candore di Louis Garrel (Pierre) che nel film interpreta un figlio non ubbidiente verso la madre nella misura in cui sul set Honorè lo è stato con la Huppert; che è attratto dall'incesto forse più della madre stessa ma che per ipocrisia morale si astiene, vorrebbe ma non può.  

Ma mère è una tragedia lounge, un film che parla di cattivi genitori, di cattive maestre ma anche e soprattutto di figli cattivi ed allievi accondiscendenti.    

         

Titolo originale: Ma mère

Regia: Cristophe Honorè

Sceneggiatura: Cristophe Honorè  da un romanzo di Georges Bataille

Fotografia: Hèlene Louvart

Montaggio: Chantal Hymans

Scenografia: Laurent Allaire  

Costumi: Pierre Canitrot

Interpreti: Isabelle Huppert (Hèlene), Louis Garrel (Pierre), Emma de Caunes (Hansi), Joana Preiss (Rea), Jean-Baptiste Montagut (Loulou), Dominique Reymond (Marthe), Olivier Rabourdin (Robert), Philippe Duclos (il padre) 

Produzione: Paulo Branco per Gemini Filmes

Distribuzione: IIF

Durata: 110'

Origine: Francia, 2004

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