"Wild side", di Sébastien Lifshitz

Non è tratto da una storia vera, ma questo film è la vera storia, senza inizio e senza fine, di un figlio minore di Ermes ed Afrodite: e dei suoi angeli, tutti insieme lì, a vivere (non a sognare) una vita propria.

Quando il cinema è questione di vita e di morte. Di vita scandita dalle pulsioni fisiche di corpi mercificati desiderati tormentati; di morte del ricordo di un sé ormai trasformato, o mai esistito. Vite condotte fuori dai binari di normali esistenze; morti sopraggiunte su treni disperatamente puntuali.
Stéphanie una volta si chiamava Pierre: era un bambino che aveva un padre ed una sorella, fin quando rimase solo con la madre ed il desiderio di essere una donna. Oggi, dopo quindici anni, Stéphanie torna dalla madre morente coi suoi due compagni: il maghrebino Djamel e il russo Mikhail, coi quali condivide la casa, il letto, l'affanno di una vita selvaggiamente condotta ai margini di una Parigi scolorita.
Transessualità, omosessualità, emarginazione, malattia e morte: Lifshitz maneggia questa materia pulsante senza nessuna presunzione di autorialità. Eppure è autore; un autore che non ostenta, che non utilizza il cinema come estensione del proprio ego, ma rimane al servizio delle immagini e della vita. Non un accenno di condiscendenza - o, all'opposto, di rigidità - verso le abitudini sessuali dei suoi protagonisti; non un giudizio, non una sentenza verso chi vive facendo commercio del proprio corpo. Lifshitz li riprende solamente, i corpi. Ci costringe a chiederci chi siamo veramente, come fa Stéphanie/Pierre nei suoi/nostri flashback. La sua transessualità viene delineata da Lifshitz come poco più di una casualità incidente; lo stesso accade per i rapporti omosessuali tra Djamel e Mikahil, le cui lingue si toccano per conoscersi meglio con la stessa naturalezza con la  quale i due si scambiano i linguaggi - il francese del maghrebino e lo scarso inglese del russo - per comprendersi.
Cinema di silenzi, di (poca) luce (rimarchevole il lavoro della Godard), di respiri, di gesti, di sguardi, di movimenti. Un film che non è tratto da una storia vera, ma è la vera storia, senza inizio e senza fine, di un figlio minore di Ermes ed Afrodite: e dei suoi angeli, tutti insieme lì, a  vivere (non a sognare) una vita propria.

Titolo originale: Wild side
Regia: Sébastien Lifshitz
Sceneggiatura: Stéphane Bouquet, Sébastien Lifshitz
Fotografia: Agnès Godard
Montaggio: Stéphanie Mahet
Musiche: Jocelyn Pook
Scenografia: Roseanna Sacco Colas, Véronique Melery
Costumi: Elisabeth Mehu
Interpreti: Stéphanie Michelini (Stéphanie), Yasmine Belmadi (Djamel), Edouard Nikitine (Mikhail), Josiane Stoleru (La madre di Stéphanie)
Produzione: Maia Films, Y.C. Aligator Films, Zephyr Films, Arte France Cinéma, AB3
Distribuzione: Mikado
Durata: 1h 33'
Origine: Francia, 2004

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