"Balzac e la piccola sarta cinese", di Dai Sijie
Dall'omonimo best seller, lo scrittore e regista Dai Sijie ricalca le pagine romanzate senza sussulti. La Cina della Rivoluzione Culturale è il (con/pre)testo dei ricordi e della storia.

Il grande e, per certi versi, insperato successo editoriale ha permesso all'autore Dai Sijie di girare un film che non è solo la trasposizione del romanzo ma n'è sostanzialmente la ristampa in pellicola. Due giovani sono trasferiti in un remoto avamposto di rieducazione Maoista. Figli di intellettuali reazionari, i giovani mantengono alto il morale dopo il duro lavoro nei campi e nelle miniere di carbone suonando il violino e leggendo libri proibiti di Balzac, Flaubert, Kipling, Hugo, Tolstoy... In poco tempo diventano i Pigmalioni del villaggio: raccontano storie, inventano tortuosi intrecci tra credenze e veti, conquistando il rispetto degli abitanti e del capo del villaggio. S'innamorano della nipote del sarto e saranno artefici della sua maturazione emotiva ed intellettuale. Nel "ricalco" delle pagine romanzate senza sussulti, il regista prova a sviare l'attenzione sulla storia d'amore tralasciando gli aspetti legati all'ambientazione storica. La Cina della Rivoluzione Culturale sembra il (con/pre)testo dei ricordi autobiografici. Immersi nella letteratura sovversiva, il riscatto narrativo, sociale, ideologico, risale gradini intagliati nella roccia aderendo ad un controllo severo delle arti e delle emozioni pure. Il tono forzatamente garbato e sentimentale pare dettato più da esigenze di produzione e di anticensura che da un'effettiva convinzione scritturale. In Cina il film non è ancora uscito ma è stato già complicato ottenere il permesso per girare. Alcuni personaggi caricaturali, e soprattutto l'idea che un libro straniero potesse cambiare la vita di un cinese, si sono rivelati gli ostacoli più difficile da superare. Non è un problema rievocare il periodo Maoista, l'importante è tenersi lontani da pericolose parodie di stereotipi comunisti. Il finale "amarcord" nel libro è dispensato: il fiume Yangtze ha sommerso paesaggi memorabili per la costruzione di una delle più grandi opere d'ingegneria idraulica mai realizzata. In un gigantesco acquario galleggiano e affondano i ricordi ed il vissuto di una stagione dissolta nell'idea di uno Stato ideale "decaduto" per il progresso: il divenire non è ciclico, la successione delle cose non gira eternamente in circolo, per ritornare a intervalli regolari al punto di partenza.
Titolo originale: Balzac et la petite tailleuse chinoise
Regia: Dai Sijie
Sceneggiatura: Dai Sijie, Nardine Perront
Fotografia: Jean Marie Dreujou
Montaggio: Julia Gregory, Luc Barnier
Musiche: Wang Pujian
Scenografia: Cao Jumping
Costumi: Tong Huamiao
Interpreti: Zhou Xun (Piccola sarta), Chen Kun (Luo), Liu Ye (Ma), Wang Shuangbao (Capo del villaggio), Cong Zhijun (Sarto anziano), Wang Hongwei (Quattrocchi), Xiao Xiong (Mamma di Quattrocchi)
Produzione: Les Films de la Suane
Distribuzione: Ager 3 s.r.l.
Durata: 116'
Origine: Cina, 2002
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