"Cartoni animati", di Sergio e Franco Citti
Uscito in sala con 6 anni di ritardo, in "Cartoni animati", come in altri film di Sergio Citti, si mescolano con un tocco lieve, tra la fiaba e l'apologo, la spensierata vitalità di persone dalle minimali aspirazioni alla sopravvivenza con una negazione decisa dei capisaldi del nostro assetto sociale e culturale

Sono inspiegabilmente trascorsi sei anni da quando questo piccolo film di Sergio Citti, basato su un'idea del fratello Franco, fu ultimato con l'aiuto del fondo speciale del Ministero dei Beni culturali. Eppure, nonostante ciò, tanto è dovuto passsare affinchè fosse fatto uscire nelle nostre sale, a ridosso del ridondante successo televisivo di Fiorello. Qui assai diverso dai luccicanti ammiccamenti del sabato sera della prima rete, vestito di stracci per impersonare Salvatore, naufrago su una zattera per approdare sul litorale romano e donare sogni rassserenanti un presente molto scarno di soddisfazioni ai diseredati con cui si trova a contatto.
Come in altri film di Sergio Citti si mescolano con un tocco lieve, tra la fiaba e l'apologo, la spensierata vitalità di persone dalle minimali aspirazioni alla sopravvivenza con una negazione decisa dei capisaldi del nostro assetto sociale e culturale. In primis proprio la televisione, matrice fondamentale di quel processo di omologazione del linguaggio e delle nostre abitudini che già Pasolini, verso cui il debito è sempre ben palese, ci aveva avvertito.
Si incontrano così vari personaggi in questo insolito film corale, dall'ingenuo Salvatore, il cui zio costruì anni prima a Milano delle scope in grado di volare, omaggio dichiarato al capolavoro di De Sica Miracolo a Milano, dispensatore di consigli e pozioni magiche ai poveri infelici che incontra lungo l'infinita periferia di questo film. E' invece assai più disincantato lo sguardo di Peppe, interpretato da Franco Citti con dolente rassegnazione, incapace di credere alla lucida follia di Maria, convinta di aver trovato in lui lo sposo promesso tempo prima. Piccole storie capaci però di essere raccontate con la necessaria sapienza stilistica, contando anche gli scarsi mezzi a disposizione, riuscendo a mantenere la necessaria, non semplice, misura tra la fiducia nei sentimenti senza sfociare nel moralismo preconfezionato, non alzandosi troppo da terra pur raccontando di personaggi e vicende chiaramente fantastiche, eppure mantenendo vivo lo spirito critico nei confronti di un presente manifestamente disumanizzante la vita ed il suo altro. La fragile ma necessaria materia dell'inconscio.
Regia: Sergio Citti, Franco Citti
Sceneggiatura: Franco Citti, Sergio Citti, Marco Tocchi
Fotografia: Felice De Maria
Montaggio: Ugo De Rossi
Musiche: Ennio Morricone
Scenografia: Mario Ambrosino
Interpreti: Franco Citti (Peppe), Fiorello (Salvatore), Elide Melli (Maria), Olimpia Carlisi, Guerrino Crivello, Barbara De Pace, Pietro De Silva, Vera Gemma, Franco Iavarone
Produzione: Francesco Pamphili, Felice De Maria per Morgan Film/Lumina
Distribuzione: Filmo
Durata: 95'
Origine: Italia, 1998
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