TORINO 21 - Parte il 21°Torino Film Festival, con la sua "linea apolide", tra ricerca e sperimentazione
E' con queste parole che la neodirettrice (con Roberto Turigliatto), Giulia D'Agnolo Vallan ha sintetizzato l'orientamento nella selezione. Dal Focus Malesia all'apertura del concorso alle opere in digitale, il TFF continua a spostare in avanti le frontiere del cinema. Con grande attenzione per le opere prime dei nuovi cineasti emergenti

Sono passati più di vent'anni dalla prima presentazione, avvenuta nel 1982, del Torino Film Festival e questa nuova edizione, che si svolgerà nel capoluogo piemontese dal 13 al 21 novembre, intende tornare alle origini, rafforzare i propri presupposti e recuperare ancora di più lo spirito che ha fatto nascere e crescere questa manifestazione, oggi considerata per importanza e qualità seconda solo alla Mostra del Cinema di Venezia. L'intenzione dei due nuovi direttori Giulia D'Agnolo Vallan e Roberto Turigliatto è infatti quella di ripristinare l'importanza della ricerca e della sperimentazione, perseguita da sempre dalla manifestazione senza remore nell'esplorare territori meno battuti dai festival e dalle competizioni cinematografiche, rafforzando in questo modo l'idea centrale per cui il Torino Film Festival deve continuare ad essere un luogo d'incontro tra le diverse esperienze di cinema e di pubblico oltre che una manifestazione capace di stimolare sempre più l'attenzione verso le zone autoriali e geograficamente più marginali del cinema. Come ha infatti sottolineato Roberto Turigliatto in occasione della conferenza stampa: "Il programma dell'edizione 2003 si presenta ricco per titoli e soprattutto per idee con l'intento di far emergere la parte più vitale del cinema contemporaneo. Ovviamente rimane grande l'importanza riservata alle sezioni italiane, presenze tradizionali attraverso cui il festival intende individuare le potenzialità del nostro cinema".
"La programmazione - ha continuato Giulia D'Agnolo Vallan - ha rappresentato una sfida perché ci sono sempre più festival in giro e di conseguenza diventa sempre più difficile vedere e presentare cose nuove. Ci siamo concentrati principalmente sulle opere prime e sull'eterogenea provenienza delle produzioni visto che è la linea apolide quella ad interessarci maggiormente, mentre per la prima volta abbiamo ammesso opere girate in digitale. Mi auguro che venga apprezzata dal pubblico proprio questa varietà di proposte che ci ha portato a presentare anche cinematografie lontane e poco conosciute come quella della Malesia. L'intenzione è stata quella di inserire nell'intero programma una dimensione più sperimentale anche, ad esempio, nel "Fuori Concorso" che comprende anche autori classici e già conosciuti".
Al tradizionale "Concorso Internazionale Lungometraggi", da sempre luogo di scoperta di nuovi talenti che quest'anno consta di quattordici opere tra cui alcune prime mondiali o internazionali e due titoli italiani, si accosta il "Concorso Internazionale Cortometraggi" dove le opere selezionate sono in gara per l'assegnazione del Premio per il Miglior Film e dove, come ha sottolineato il curatore Paolo Manera, "le opere, di origini diversissime, appartengono principalmente all'area europea e sono state selezionate tra circa cinquecento corti di piccole produzioni o produzioni indipendenti provenienti da tutto il mondo".
Alla consolidata sezione dedicata alle retrospettive (in particolare William Friedkin, Aleksandr Sokurov e Stavros Tornes) attraverso le quali i Direttori intendono rafforzare "un dialogo permanente con i cineasti e tra i cineasti"; si affianca "Americana", "unica sezione geografica del Festival", come ha dichiarato Giulia D'Agnolo Vallan curatrice del segmento.
Completano il suggestivo insieme le sezioni dedicate alla cinematografia italiana: "Concorso Spazio Italia", sezione dedicata al corto e al mediometraggio "fuori formato" in cui convivono sperimentazione e narrazione classica, "Concorso Spazio Torino" e "Doc 2003" dove vengono presentati quindici lavori in cui gli autori affrontano con coerenza temi importanti quali quelli del lavoro, dell'immigrazione e dell'abusivismo edilizio.
Intanto il Torino Film Festival ha già assegnato il suo primo premio, il Premio Cipputi alla carriera a Frederick Wiseman considerato uno tra i più importanti documentaristi americani. Professionalità completa e versatile (lui stesso si occupa da solo della ripresa, del sonoro e del montaggio), Wiseman ha prodotto tutti i suoi film dalla prima opera, "Titicut Folies" del '67 ambientato in un manicomio criminale, fino al recente "Domestic Violence 2", che sarà presentato quest'anno a Torino.
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