TORINO 21 - Tutto il mondo in un corto
Al Torino Film Festival è tempo di cortometraggi con il "Concorso Internazionale" che ha presentato all'eterogeneo pubblico della manifestazione le sue quattordici opere.

Anche la sezione dedicata ai corti si ritrova nel sentimento apolide del festival che intende essere assolutamente decentrato e raccogliere cinematografie di tutto il mondo. Come ha infatti sottolineato Paolo Manera, responsabile della sezione dedicata ai filmati brevi, "Il concorso esplora aree geografiche differenti dando segno di una grande vitalità del cinema indipendente. Presentiamo nella sezione quattordici titoli selezionati su più di cinquecento arrivati e registriamo molte opere prime di registi che scelgono di affrontare tematiche differenti ma tutte ugualmente interessanti".
Tra tutte le nazioni è la Francia a presentare il maggior numero di lavori, ben tre, mentre si registra l'importante presenza di cortometraggi provenienti dalla Tailandia e dall'Ungheria. L'Italia è rappresentata da un solo titolo del veneziano Ila Beka il quale con "I have seen my mother dancing in the clods" (Ho visto mia madre ballare tra le nuvole) conferma di possedere un'efficace capacità di comunicare attraverso le immagine realizzando un corto di sei minuti in cui impalpabili figure di donne danzano su sfondo metropolitano con rumori di traffico che accompagnano l'inquadratura, priva per tutta la durata di dialoghi. "Al risveglio di un sogno ricorrente mi ritrovo circondato da alcune immagini che dal sogno sono scappate nella realtà". Questa la dichiarazione del regista stesso sull'origine del soggetto filmato.

Poetico e raffinato "Waiting" la pellicola del tailandese regista e scrittore Aditya Assarat, già vincitrice al Banghok International Film Festival del 2003, che riesce ad emozionare nonostante la non ottima qualità dell'immagine dovuta probabilmente alla povertà di mezzi in cui riversano le cinematografie di molti paesi meno ricchi. Il vecchio protagonista intraprende un lungo viaggio attraverso i magnetici panorami della terra tailandese per ritrovare la ragazza di cui è innamorata da sempre. La tematica romantica e convenzionale è sigillata da un approccio assolutamente non banale di cui l'autore si serve per raccontare il viaggio che un uomo compie attraverso i propri sentimenti ma anche e soprattutto attraverso la propria terra servendosi di un autobus che attraversa distese sterminate di verde e di campi, intervallando il giorno con le soste notturne che i passeggeri effettuano negli sperduti luoghi di sosta illuminati dalle fioche luci delle lampade. La sensibilità e la delicatezza proprie del regista hanno il potere di far emergere il paesaggio attraverso i volti comunicativi degli altri passeggeri, tra cui spicca il viso aggraziato di una giovane donna in viaggio con il suo bambino. Un'esperienza autobiografica per Assarat: "Questo è un film ispirato dai viaggi in macchina attraverso il mio paese e dalle strane persone incontrate nel mezzo della notte. Questa è la storia di un uomo che ho incontrato".

Dalla Svizzera francese arriva un cortometraggio assolutamente "carnale". "Viandes" di Brune Deville racconta infatti dell'incontro di un padre macellaio, già in difficoltà per la crisi dovuta alla mucca pazza, con il figli malato di epatite C ma dopo questa scioccante rivelazione i due si scopriranno più vicini. Il regista Brune Deville è bravo nel far nascondere a ciascuno dei due personaggi una parte importante della propria anima all'altro ed entrambi i progetti che gli uomini si erano costruiti risulteranno a conti fatti sbagliati a causa di un problema di comunicazione.
Un giovanissimo video artista, Ry Russo -Young, insieme ad una compositrice aperta alle influenze visive proprie del teatro e del cinema, Clara Latham, realizzano "Babes in Toyland", casereccio esperimento di un breve lavoro pulp. Due ragazze, quasi due bambole-bambine, si ubriacano su un prato e ridono tra loro finché il gioco non volgerà in una tragedia dai toni del rosso sangue squillante. I passanti, dapprima solo spettatori increduli, entreranno nolenti a far parte della ronda violenta e tragi-comica.
In venticinque minuti la giovane regista portoghese Ines Oliveira riesce, con il suo cortometraggio "O nome e o N.I.M." (Il nome e il numero), a trasportare lo spettatore nell'ambiente militare raccontando come l'esercito portoghese recluti ancora migliaia di giovani e li obblighi a compiere il servizio militare, sottraendo i fragili cittadini ai propri affetti ed alle proprie prospettive in nome di un ideale non condiviso da tutti. Ines Oliveira, che ha già vinto con questo corto nel 2003 il Festival di Vila do Conde, ha il merito di servirsi di più livelli narrativi per raccontare le storie dei ragazzi, con un prologo ed un epilogo affidati agli scatti immobili di una macchina dalla pellicola in bianco e nero, che solo nella parte centrale vengono raccontate avvalendosi del flusso continuato dei movimenti impressi nella pellicola a colori.
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