TORINO 21 - Il noir nella città - "The French connection" di William Friedkin

The French Connection (Il braccio violento della legge) risplende sullo schermo in un tripudio di applausi e di occhi sbarrati che seguono rapiti la celebre sequenza dell'inseguimento della metropolitana. Inserito nella cornice della sezione Americana, il noir è legato quest'anno indissolubilmente alla retrospettiva dedicata a William Friedkin.

Forte di un'offerta di film tanto ricca quanto seducente il Torino film festival anche quest'anno non manca di tributare il suo omaggio a uno dei generi più amati del cinema statunitense: il noir. Inserito nella cornice della sezione Americana, il noir è legato quest'anno indissolubilmente alla retrospettiva dedicata a William Friedkin. Celebrato nel Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese, La citta del vizio è un noir dai toni semidocumentaristici girato nel 1955 da Phil Karlson, autori di tanti b-movies ma anche di opere come Ultime dalla notte e Il quarto uomo. Teatro degli eventi (di sangue) è Phenix city, una cittadina del profondo sud (Alabama) dedita interamente al gioco d'azzardo dove le uniche 'industrie' sono quelle del whisky e delle carte da gioco. Ispirato a un fatto realmente accaduto, La citta del vizio è un'opera in cui si scontrano uomini di legge incorruttibili e gangster spietati (capaci di uccidere bambini per ritorsione), risucchiati in un vortice sanguinoso, illustrato in una maniera incredibilmente violenta per gli standard dell'epoca. L'attenzione di Karlson è tutta concentrata sull'azione, i personaggi vengono presentati nel loro muoversi nei meandri neri della vicenda, non c'è tempo per una vera e propria descrizione. Seppur irrimediabilmente confinato nel racconto di genere, La citta del vizio colpisce però per quel suo modo (involontario) di raccontare un'epoca, di illuminare uno spicchio di profondo Sud americano. Nel film di Karlson c'è in nuce quel modo friedkiniano di 'inquadrare' le strade della città e di raccontarle attraverso lo scontro tra la violenza della 'legge' e quella dei gangster. Ironia (ma non troppo) della programmazione, dopo poche ore capita proprio di assistere alla proiezione di The French connection, l'opera che probabilmente porta a compimento sedici anni dopo questo processo. Introdotto in sala da Dario Argento e dallo stesso Friedkin, protagonisti di un siparietto impagabile tra canti e ironici peana introduttivi, The French connection risplende sullo schermo  in un tripudio di applausi e di occhi sbarrati che seguono rapiti la celebre sequenza dell'inseguimento della metropolitana. La New York di Friedkin, sulla falsariga della Phenix city di Karlson, è un invernale e ribollente contenitore di violenza urbana in cui le azioni dei detectives Hackman e Scheider non hanno bisogno di nulla per essere spiegate, sono lì nel loro divenire, splendidamente reali nel loro farsi. Le Twin Towers sono in fase di costruzione, Times Square è già diventata il tempio luccicante del moderno advertising e la metropolitana non fa altro che disperdere i suoi fumi densi sulle strade della città, questa è la New York dell'epoca. Non è un documentario ma è il modo più noir che si conosca per fotografare una città, solo Friedkin poteva riuscirci. Peccato non voglia farlo con Torino ma d'altronde, come ha detto ieri, questa è la città di Dario Argento. Non dimenticatelo.

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