TORINO 21 - "Piano Blues", nel cuore caldo della cultura americana

Clint Eastwood alla sua ennesima prova d'autore firma questo documento che costituisce un vero e proprio inventario del blues e dei suoi musicisti, una discesa nel cuore caldo della cultura america. Eastwood, vigila e ascolta i ricordi, partecipa con l'entusiasmo di un neofita, ma con la passione del musicista esperto

 

All'interno del progetto di Martin Scorsese, che da anni si dedica alla compilazione di una storia della cultura degli Stati Uniti, prima il cinema, ora la musica, il blues, nell'anno che gli USA gli ha dedicato, Clint Eastwood ha lasciato un proprio segno. Piano Blues non sarebbe destinato ai Festival, ma lo stesso autore ha concesso la necessaria autorizzazione per il festival di Torino. Da sempre vero appassionato della musica americana (Bird, Honkytonk man) firma questo documento che costituisce un vero e proprio inventario del blues e dei musicisti che l'hanno praticato al pianoforte. Il suo mentore, in questa discesa nel cuore caldo e vivo della musica e della cultura degli USA è Ray Charles. Attraverso di lui, scorrono i nomi dei grandi pianisti, ma anche dei più sconosciuti, che hanno creato e ricreato lo stile e la melodia, si ricordano le date e le musiche che hanno reso immensa questa musica. Eastwood, vigila e ascolta i ricordi, partecipa con l'entusiasmo di un neofita, ma con la passione del musicista esperto. Ciò che colpisce in questa ulteriore prova d'autore del regista americano è l'umiltà con la quale affronta la realizzazione dell'opera e il grande rispetto che si coglie dalle sue espressioni per quegli uomini e quelle donne che hanno regalato al mondo le musiche che ancora oggi amiamo incondizionatamente. Il momento del racconto, attraverso le parole di Ray Charles o attraverso quelle di Dave Brubeck, sono altro da quello della musica. Eastwood gli sta accanto quando procede la narrazione alzandosi, rispettosamente, dal seggiolino quando il blues, quello vero, deve consegnare il senso profondo alle parole. Gli inserti, tratti a volte da rari documenti, diventano l'anima e il sentimento di questo film che scorre nei novanta minuti di durata senza un attimo di sosta, lasciandoci ancora una volta stupiti di quanto e come Eastwood stia contando sempre di più nella cultura americana e soprattutto quanta passione scorra nelle sue opere. Era questa, indubbiamente, l'occasione per sancire quello che in effetti aveva altre volte affermato e cioè che i veri cardini della cultura americana sono il western e il blues, ce li ha raccontati entrambi e verrebbe voglia di sussurrargli: play it again...

 

Regia: Clint Eastwood
Soggetto/Sceneggiatura: Peter Guralnik
Fotografia: Vic Losick
Scenografia e Montaggio: Joel Cox
Musicisti e interpreti: Marcia Bell, Dave Brubeck, Ray Charles, Jay McShann, Pinetop Perkins
Produttore: Bruce Ricker, Susan Motamed

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