TORINO 21 - William Friedkin: "Il cinema è un'arte decadente"
Cineasta coraggioso e controcorrente, Friedkin si presenta alla manifestazione torinese come fiero erede della grande tradizione noir americana e incanta il pubblico con la sua comunicatività e umanità

"Raoul Walsh una volta mi disse che i film realizzati negli anni Settanta dai registi della mia generazione erano per lui troppo superficiali. Si sbagliava, ma oggi sono io a pensare la stessa cosa dei film contemporanei". Con queste parole il grande regista americano William Friedkin si è presentato alla stampa nel tendone conferenze del 21° Torino Film Festival. Fra una frecciatina a "Charlie's Angels" (probabilmente il film più lontano dalla sua idea di cinema) e una commossa elegia per i grandi director d'azione degli anni Quaranta e Cinquanta, Friedkin ha stupito tutti per la grande disponibilità e il desiderio di porsi alla pari con ogni interlocutore. Certamente un'immagine discrepante con quella ufficialmente attribuitagli del regista presuntuoso e attaccabrighe. Merito, pare, di un attacco cardiaco che lo colpì a trentacinque anni e che da allora gli ha donato un nuovo entusiasmo per ogni giorno che si offre al suo sguardo. Così non stupisce apprendere che i suoi interessi abbracciano anche il mondo della lirica, con un fitto calendario di opere per le quali, da qui al 2006, egli curerà la regia. D'altronde il suo pensiero pessimista riguardo alle sorti cinema, da lui definito "un'arte decadente" deve necessariamente lasciare una porta aperta verso altre direzioni.
Il suo comportamento gioviale e accattivante, inoltre, risulta opposto anche ai suoi film così concentricamente chiusi in un mondo chiaroscurale, dove il male e il bene si confondono annichilendo i sensi dello spettatore e sovrastando i personaggi fino alla loro dissoluzione. L'occasione offerta dal festival è preziosa sia per la possibilità di scoprire i primi lavori dell'autore, come i documentari inediti, sia per riconoscere l'estrema coerenza tematica del suo corpus d'opere. Ma anche per un confronto a distanza fra la messinscena del nuovo cinema d'azione americano sorto negli anni Settanta (il suo Il braccio violento della legge resta un testo imprescindibile per montaggio e coreografia dell'inquadratura) e quello della Hollywood classica. Accanto alle opere di Friedkin sfilano così alcuni capisaldi del noir, dall'immenso Un bacio e una pistola di Aldrich a La furia umana di Walsh, che Friedkin ha presentato personalmente focalizzando l'attenzione del pubblico proprio sulla tecnica utilizzata dallo scomparso maestro nella composizione delle inquadrature e rapportandola a quella dei registi della sua generazione. Anche il nostro Dario Argento, che ha presenziato all'incontro fra Friedkin e il pubblico, ha peraltro ribadito l'importanza del cinema classico per la formazione dell'immaginario globale nel Novecento.
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