TORINO 21 - La foglia e il pugno

Cinema resistente nel concorso del 21.mo Torino Film Festival: dalla metafisica futuribile del giapponese "Hako" di Kamji Nakajima, alla militanza popolare dell'ecuadoriano "Fuera de juego" di Victor Arregui

La foglia e il metallo, ma anche il popolo e la resistenza... Il Concorso del 21.mo Torino Film Festival si apre alle pulsioni opposte della metafisica futuribile proposta dal giapponese Hako di Kankji Nakajima e della militanza bassa e popolare dell'ecuadoriano Fuera de juego di Victor Arregui, pagine a fronte di un cinema che scandaglia il rapporto con mondo, tenendo a mente la concretezza sostanziale dell'immagine. E in un panorama come quello che sta tracciando in questi giorni il TFF - così argutamente "politico" nello stare cinematograficamente dalla parte del contraddittorio col reale (dalle torsioni morali di Friedkin al greco inconciliato Stauros Tornes, al rivoluzionario Kinji Fukasaku, al dolente S 21, la machine de mort khmere rouge di Rithy Panh...) - ci sembra quanto mai affascinante l'accoppiata proposta dalla competizione ...

Hako di Kanji Nakajima è un viaggio nella rarefazione filosofica di un'utopia misteriosa (e forse anche misterica...), la parabola sgranata nel bianco e nero di uno sporco 16mm di un'umanità sospesa tra il verde degli alberi e le sfumature metalliche di un mondo ciberneticamente naturale: un vecchio artigiano mette al mondo una scatola nera che rotola lentamente per le strade e i viali di campagna, cambiando le prospettive della realtà e generando mutazioni silenziose nel rapporto tra l'organico e l'inorganico, tra la vita e la stasi... Un film liminare, stranamente oscuro nella sua limpidezza, contrastato nel bianco e nero che riproduce il contraddittorio inespresso nella materia delle mutazioni tra ciò che pulsa di vita e ciò che forma la vita. Kanji Nakajima è una sorta di Tsukamoto meno meccanico e più metafisico, autore di un cinema che si offre come riquadro utopico sull'impossibilità di una realtà del presente...

 

L'impossibilità del presente e l'utopia di un tempo rivoluzionario da scandire sugli orologi del popolo, anziché nelle sfere delle ideologie, è la mappa sulla quale si muove invece l'ecuadoriano Fuera de juego di Victor Arregui: film dolcemente incendiario con la sua militanza popolare, scritto sulle pagine della storia recente di un paese che ha visto scendere in piazza gli indios, nobili e silenziosi come un'anima atavica della gente, per contestare, accanto ai giovani senza lavoro e senza cibo, la politica fallimentare del governo. Una storia non dissimile da quella argentina, della quale però la stampa si è occupata di meno, che trova nel film di Arregui la via della commistione tra documentario e finzione, tra "breaking news" della televisione e melodramma delle telenovelas... Ne è protagonista un ragazzo che sogna di racimolare i soldi per farsi un futuro migliore in Spagna... Il padre è della polizia, la madre e il fratello vegetano davanti alla televisione, gli amici lo vorrebbero con loro per strada a fare razzia... Tra dovere e ribellione, il ragazzo cerca la sua via, ma rischia di rimanere tragicamente "fuori gioco", come tutto il suo paese... Arregui fa cinema di militanza che sta nella tensione delle immagini, inventa una realtà sociale che si scontorna nelle torsione dell'essere immaginifico di ogni rivoluzione, vincendo la strategia della tensione emotiva con la carta di un impegno forte e sincero. Pugno accanto al pugno dei compagni di strada...

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