EDITORIALI E COMMENTI - Cambia il tuo giudizio con un click
Impossibile? Beh, a volte basta perfino leggere un articolo di Sentieri. Mettiamo il caso che trovassimo il film diretto da Coraci un gioiello e Adam Sandler un fenomeno contemporaneo, cosa clickare? Prima di tutto bisogna passare alla voce MARIA GRAZIA MANCUSO...
C'è un luogo comune, tra i tanti legati al cinema, che sa di stantio. Quello di non poter evitare la denigrazione di Adam Sandler e dei film da lui interpretati. Con l'eccezione di Ubriaco d'amore di Paul Thomas Anderson (guarda un po'... ma siamo sicuri che la qualità dell'interpretazione in quella pellicola sia così sideralmente superiore rispetto al suo standard abituale?), avvertiamo sempre un'aria di eurosnobismo attorno alle commedie interpretate da Sandler, anche se il problema si dovrebbe estendere a tutte quelle marchiate Sony. Ma su Sandler (di cui ricordiamo l'enorme successo in patria, anche a livello televisivo, nel Saturday Night Live, musicale e produttivo) c'è sempre un accanimento particolare. E se osassimo definire Cambia la tua vita con un click un gioiello, a tratti commovente, e Adam Sandler un fenomeno contemporaneo (di cui tutti i suoi registi ne tessono le lodi, da Segal a Coraci, descrivendolo come un vulcano di idee sul set... altro mistero insoluto, chissà se l'amicizia di lungo corso tra Soraci e l'attore potrebbe portarci su una buona pista...)? Dovremmo passare ancora per le forche caudine delle esternazioni materne di Maria Grazia Mancuso che, due estati orsono dalle colonne del Foglio, dipingeva la combriccola di Sentieri Selvaggi, rea tra l'altro di una lettura troppo azzardata di un film indegno (ma in fondo era solo un giochino strutturalista condito da parole in libertà...), come uno stuolo di giullareschi provocatori: "Eravate convinti che 50 volte il primo bacio fosse una commediola appena carina? Errore: trattasi di "uno slancio di vita frantumata/replicata/avvolta che esce fuori di sé e si dà, fatta per sbriciolarsi in mano, eterea e potente come una fiamma d'amore, materica e terribilmente evanescente" (anche noi abbiamo usato il tasto "copia &incolla" del computer: ribatterlo era impresa superiore alle nostre forze, sapete?)
Non potendo utilizzare il magico telecomando del film di Coraci clickando su pause o abbassando il volume (non avremmo mostrato di capire il messaggio buonista del film e non vogliamo mostrarci cinici fino a tal punto), tentiamo un ragionamento presuntuoso. La verità (la nostra, per carità...) è che queste gloriose firme non aspettano altro che accanirsi su certi film del mercatino globale, che magari neanche hanno capito o forse hanno capito troppo. I film di Sandler in fondo parlano sempre di storie talmente banali da sfiorare l'inverosimile ma, per contrasto, toccano proprio le nostre corde più intime e quotidiane che, filtrate da una cornice glam o pop e tirate dalla comicità lunar/fetish del corpo comico in questione, magari tendiamo a rifiutare. E' qui che si morde il freno censorio, in una coazione a ripetere noiosa e atavica. E' la censura del conformismo che irrompe, della rimozione della passione più impura e fuori posto, come dovrebbe essere il buon cinema. Ci sembra di ritrovarci nei territori valicati in questi giorni, a Roma e intorno a Roma. Come illustrato efficacemente dal direttore Chiacchiari in un recente editoriale, tanto per fare un po' di piaggeria gratuita, gli organizzatori della neokermesse veltroniana sembrano avere una visione del cinema e del pubblico (della vita?) quanto mai distorta se non standardizzata, come da occhiali carpenteriani. Starà a loro smentirci. Noi continuiamo ad amare quello che ci va. Sfiorando il ridicolo in certi casi ma si sa, l'amore è cieco e certi film, per citare Enzo Ungari, si possono mangiare senza bisogno di vederli veramente. Le pagine selvagge possono poi rappresentare una sorta di grande fase digestiva. I nostri giudizi sono quindi appesi agli umori del momento, ad una vibrazione, un sussulto, un volto, un vuoto, una sospensione che riecheggia in un'inquadratura. Figuriamoci quanto possano essere indiscutibili o scolpiti nella pietra. A volte, se la visione scorre su dvd, un'innavvertita pressione di un pulsante, magari un fermo-immagine, può far saltare tutti i nostri piani. Sì, il nostro giudizio può veramente vacillare, se non mutare radicalmente, con un click (l'importante sta nel non abusare del fast-forward nei momenti più disturbanti, nevvero?).
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