ITALIA BLACK OUT: LA FINE DELLA LIBERTÀ DELLA RETE?

 

C’è un progetto di Legge pazzesco e “fuori dal mondo”, approvato dal Consiglio dei ministri il 12 ottobre.

“La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.”

E’ una legge ipocrita (“mira all’arricchimento della produzione e della circolazione dei prodotti editoriali, allo sviluppo delle imprese e del settore editoriale in conformità ai principi della concorrenza e del pluralismo…” recita nel testo) e liberticida, ma che prevede ancora dei fondi ai partiti, questa volta indirizzati a finanziare i siti dei partiti (“contributi diretti a favore di imprese editrici di quotidiani e periodici, anche su internet, che siano riconosciuti come propria espressione, anche per esplicita menzione riportata in testata, da forze politiche che, nell’anno di riferimento dei contributi, abbiano il proprio gruppo parlamentare

in una delle Camere o almeno due rappresentanti eletti nelle proprie liste al Parlamento europeo.”), piena di indicazioni sulla distribuzione editoriale e la pubblicità di una banalità sconcertante.

Sentieri selvaggi è una rivista on line regolarmente registrata al tribunale e con un direttore responsabile ai fini di legge, quindi non avrebbe svantaggi particolari da questa legge, anzi avrebbe il “vantaggio” di vedere eliminata la “concorrenza” delle centinaia, migliaia di siti e blog che vivono e si esprimono grazie alla libertà della rete. Ma ci opponiamo con tutte le nostre forze e risorse perché questa mostruosità “tutta italiana” non venga MAI approvata dal nostro Parlamento.

Pubblichiamo gli interventi CONTRO di Beppe Grillo e del ministro Antonio Di Pietro, gli unici personaggi pubblici e politici che finora si sono DISSOCIATI da questa legge.  Il disegno di legge è scaricabile qui. La mail del sottosegretario Ricardo Franco Levi che ha ideato questo progetto è levi_r@camera.it: scrivetegli pure cordialmente le vostre opinioni in merito. E’ questo il nuovo progetto sulla libertà di informazione e di espressione del neonato Partito Democratico?

 

DAL SITO DEL MINISTRO ANTONIO DI PIETRO

 

No al bavaglio per la Rete

Sto ricevendo moltissime email e commenti di critica sul disegno di legge
“Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale”.
Una precisazione: il disegno di legge non è stato discusso nel Consiglio dei Ministri del 12 ottobre perchè presentato come provvedimento di normale routine.
Ho letto il testo oggi per la prima volta e la mia opinione è che vada immediatamente bloccato il disegno di legge che, nei fatti, metterebbe sotto tutela Internet in Italia e ne provocherebbe probabilmente la fine.

E’ una legge liberticida, contro l’informazione libera e contro i blogger che ogni giorno pubblicano articoli mai riportati da giornali e televisioni.
Io faccio parte del Governo e mi prendo le mie responsabilità per non aver intercettato il disegno di legge, ma per quanto mi riguarda questa legge non passerà mai, anche a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’Italia dei Valori al Governo.

 

 

DAL SITO DI BEPPE GRILLO

 

La legge Levi-Prodi e la fine della Rete


Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.
Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.

Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a : levi_r@camera.it

 

 

(la foto di apertura è tratta dal sito http://www.attivissimo.net/antibufala/blackout_italia_foto/foto_del_blackout.htm)

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