L'oro di (B)Hollywood - LA NOTTE DEGLI OSCAR 2009
The Millionaire, il melting pot firmato Danny Boyle, regista discutibile con qualche discreto film alle spalle, pur essendo una delle prove più ruffiane e sopravvalutate della stagione, ha convinto una giuria incantata dal folklore politically correct e multiculturale di un'operazione new global. Sconfitto Mickey Rourke. Due Oscar per Milk di Van Sant
Alla fine è andata come ci si aspettava. Forse peggio. Il mediocre The Millionaire di Danny Boyle nella notte delle stelle si aggiudica ben otto statuette (Film, Regia, Sceneggiatura non originale, Montaggio, Fotografia, Colonna Sonora, Effetti sonori, Canzone originale), frantumando le speranze di almeno due capolavori del calibro di Milk e Frost/Nixon, le ambizioni dell'imperfetto ma rispettabile Benjamin Button di David Fincher e quelle già "miracolate" del modesto The Reader. Una edizione non esaltante, in cui i danni l'Academy li aveva probabilmente già compiuti in sede di nomination, con esclusioni (a prescindere dal "caso" Gomorra) davvero imperdonabili: il doppio Eastwood, il magnifico The Wrestler di Aronofsky, il Demme di Rachel sta per sposarsi, per certi versi Il cavaliere oscuro di Nolan (che almeno una nomination tra film, regia e sceneggiatura probabilmente la meritava). Il melting pot firmato Danny Boyle, regista discutibile con qualche discreto film alle spalle, pur essendo una delle prove più ruffiane e cinematograficamente sopravvalutate della stagione, ha convinto una giuria incantata dal folklore politically correct e multiculturale di un'operazione new global.
Se il grande sconfitto della serata si rivela essere Il curioso caso di Benjamin Button, le cui 13 nomination si sono tradotte in sole tre statuette, peraltro in categorie tecniche "minori" (Effetti speciali, Scenografia, Trucco), la più grande delusione è probabilmente arrivata con il mancato Oscar al monumentale Mickey Rourke di The Wrestler. Una sconfitta la sua, a vantaggio dello Sean Penn di Milk (peraltro in una delle sue interpretazioni più misurate e convincenti), non del tutto inaspettata. L'Academy Awards nel suo tradizionalismo simil-massonico ha sempre rispettato ritorni e redenzioni, ma da qui a celebrare definitivamente un "irregolare" come Rourke ce ne passava. Ne è uscito così il secondo Oscar (dopo quello per la sceneggiatura originale) per il film di Van Sant che, tutto sommato, può considerarsi il secondo vincitore "morale" della serata dominata dagli indiani di Boyle.
Rimane l'idea di una Hollywood sempre molto legata alle mode e ai venti politici del paese. Contraddistinta da un anticomformismo controllato e buonista (Heath Ledger e il suo, scontato, Oscar postumo per Il cavaliere oscuro), da giochi di potere mediatici e produttivi misteriosi, se non inspiegabili (la vincente Winslet candidata per The Reader, anziche Revolutionary Road), da un coraggio sempre ancorato a una lettura di superficie e lontana dai fermenti concettuali più complessi - come non pensare a Frost/Nixon, forse... forse il miglior film di Ron Howard.
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Da che mondo è mondo l'Academy ha sempre premiato la rappresntazione di qualsiasi minoranza sociale, dimostrandosi spesso retorica e qualunquista. Vi rinfresco un po' la memoria: Hoffman-Autistico, Pacino-Cieco, Hanks-Vittima dell'AIDS, Hanks-Ritardato Mentale, Day Lewis-Portatore d'Handicap, Benigni-Ebreo Deportato, Foxx-Cantante Cieco Recentemente Scomparso. E quest'anno? Penn-Gsy Vittima di Omofobia. Formidabile Penn... come gli altri sopracitati... eppure credo che nel 2009 sia Rourke che Langella siano stati superiori al grande Sean. Smettiamo perciò di meravigliarci e cerchiamo di essere un po' più conformisti... e forse anche noi, un giorno, riusciremo a goderci appieno la "Notte degli Oscar".
Inviato da D il 01/05/2009 -
trovo questa celebrazione di un regista mediocre come boyle davvero penosa, da parte dell'industria hollywoodiana. Forse che sia un tentativo di aprirsi meglio al mercato, enorme, di bollywood? non credo che gli indiani ci cascheranno cosi' facilmente
Inviato da gianni maiello il 07/03/2009 -
premesso che questa idea di serietà data dal "cambiare idea" è almeno discutibile, vorremmo invitare il lettore a rileggersi gli articoli su Danny Boyle presenti sul sito (basta usare il motore diricerca interno). Forse nella diversità di opionioni e di sguardi dei nostri redattori, siamo stati anche troppo indulgenti con questo regista. Ma qui cerchiamo di coniugare la "libertà" critica con "un'idea" critica, e non è cosi' facile. La critica costruttiva, francamente, non sappiamo cosa sia. Cosa deve costruire, la critica? Semmai ri-costruire...dopo le macerie della visione.
Inviato da redazione il 23/02/2009
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