POLEMICHE (Nouvelle Vague) - Il cinema come museo
Si vuole musealizzare il cinema prima possibile perché tra noi "vivi" e il museo passa la distanza giusta per sputtanare, o ancora peggio per celebrarsi portatori di verità sino ad ora mai sentite. Perché un convegno sulla Nouvelle Vague è l'anticamera del suo museo e quest'ultimo il suo cimitero. Il cimitero fa comodo perché è rimozione e distacco
Ed ecco un'altra voce dentro il coro, quello che Baglivi con orgoglio selvaggio denomina "polifonico". Una voce che non avrebbe voluto intervenire ma rimanere in disparte ad osservare, anzi, ad ascoltare con grande soddisfazione il rumore cannibale che produce lo scontro di carni vogliose di difendere, in fondo, ognuno suo padre. C'è insomma una costante freudiana in interventi costruttivi e urlati come questo. Si preferisce difendere a spada tratta ciò di cui ci siamo alimentati, ciò su cui abbiamo studiato per anni, piuttosto che difendere tenacemente questo film piuttosto che l'altro; soprattutto in periodi (leggasi decenni) come questo, dove come non mai certe pellicole dovrebbero essere difese o mantrugiate senza paura di essere scambiati per assolutisti dell'ultimo fotogramma. Vogliamo piuttosto concorrere alla salvaguardia di chi ci ha imboccati con tanta cura mantenendoci forse all'oscuro di verità altrettanto paterne e altrettanto vere, preferendo questa pratica a quella flagrante della seppur incerta critica ai loro figli. E allora via a sputare bile in difesa di monumenti come Truffaut Godard Chabrol (logicamente in ordine inversamente alfabetico) o di quella Nouvelle Vague a cui tanto dobbiamo, e poco importa se gli attacchi vengono da Ciment, che dalla terrazza di Positif non può far altro, ormai, che tenersi ben stretto, o da Morando Morandini e Callisto Cosulich. Dovevamo forse aspettarci delle lodi sperticate da costoro? o da quel Bruno Torri che alla proiezione di Bamboozled se ne esce a metà con aria corrugata ed esterrefatta?
Ho apprezzato la potente e passionale iperbole sintattica di Giona, tanto quanto ho avversato le sue schegge vaganti che, seppur noi crediamo in buonissima fede, sono andate a trafiggere la cronachistica Mizzoni e di rimbalzo i fringuelli di Sentieri Selvaggi, tra i quali il sottoscritto.
Ma ho goduto soprattutto quando ho letto il passaggio nel quale Giona dice che in questi anni si attacca la NV per colpire il cinema non rabbonito, e io aggiungerei si attacca De Palma perché non lo si può più fare con Hitchcock, si denigra xXx perché sarebbe fuori tempo massimo continuare a farlo con gli 007. Di più, si attacca Assayas perché tra noi e il suo cinema corre una distanza che ci permette ancora di farlo rimanendo impuniti.
Su questo fa perno la vigliaccheria di certe affermazioni da convegno d'avanspettacolo cinematografico. Si offusca il prestigio quando i suoi tenutari (o peggio ancora il loro cinema) sono ormai mummie da museo. Sta qui il problema annoso del quale anche la critica "pigliotutto" se ne fa padrona. Si vuole musealizzare il prima possibile perché tra noi "vivi" e il museo passa la distanza giusta per sputtanare, o ancora peggio per celebrarsi portatori di verità sino ad ora mai sentite. Perché un convegno sulla NV è l'anticamera del suo museo e quest'ultimo il suo cimitero. Il cimitero fa comodo perché è rimozione e distacco, quel tanto che basta per dare il la alle stupide riunioni di decrepiti compagni di merenda, che vorrebbero, una volta per tutte, farsi portabandiera di un qualche revisionismo, confermandosi invece solamente i legittimi proprietari di quell'ombra di anacronismo che li ha sempre accompagnati.
Vogliamo per caso la Nouvelle Vague al museo?, con Dada o Witkin?
Sono d'accordo fino in fondo con Giona, anche se quando Gervasini scrive che la NV ne ha pur fatte di cotte e di crude dice bene, non scambierei un solo Garrel o mezzo Monteiro per cento mille Tavernier, se questo può valere qualcosa, sono con Godard, sono con Bressane e Straub, anche se quest'ultimo lo scorso anno a Torino (e qui si riapre una piega-piaga che paradossalmente potrebbe investire anche il concetto di Ciment che nella NV non riconosce un movimento) ha urlato a piena voce che "il cinema non possiede linguaggio", ma in mezzo a tutto questo baccano, invero stimolante e proficuo, che c'entra Orietta Mizzoni? La sua è stata solo una cronaca, asettica sì, ma sempre meglio di certe bignardiate o detassisiate prese di posizione, o no?
Giunti alla fine, autoreferenzialità per autoreferenzialità, mi sento di precisare un paio di cose: la prima, in un certo senso assieme a Fulvio Baglivi, è che noi "giovani fringuelli" di Sentieri Selvaggi non pensiamo ancora d'essere diventati carne da allevamento, o almeno non più di quanto (una piccola parte fortunatamente) non lo sono stati in passato i giovani turchi dei Cahiers. E mi si passi l'azzardato paragone, per piacere.
La seconda è semplicemente una rinnovata stima nei confronti di Giona che, pur non trovandomi concorde con l'attacco alla Mizzoni, ha avuto (anche questa volta) il merito e il coraggio di accendere, anzi, meglio infuocare, la coscienza collettiva di Sentieri Selvaggi.
Grazie papà!
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