POLEMICHE (Nouvelle Vague) - Per una riflessione spassionata

Aldo Tassone interviene nel dibattito: "nessuna operazione di bieco revisionismo ma, a 45 anni di distanza non si può più affrontare un movimento glorioso, stimolante, complesso e anche contraddittorio come la NV mettendosi degli occhiali mitopoietici. Sono pronto al confronto purché si muova su basi storiche solide, non su scatti umorali."

Cari Orietta, Federico, Giona, Mauro e tutti i compagni "polemici".

Pubblicando un volume sulla Nouvelle Vague, 45 anni dopo, in cui mi limito a dare la parola a 45 registi francesi vecchi e giovani, e organizzando un innocente colloquio sulla NV ieri e oggi, non immaginavo che l'iniziativa potesse sollevare ancora tante polemiche. Ma dato che ci sono, ben vengano, perché dimostrano l'utilità dell'iniziativa presa da France Cinéma 2002 di rivisitare la NV di Godard, Truffaut e compagni da un punto di vista non rigidamente franco-francese (come finora è stato fatto quasi sempre) ma con lo spirito libero e provocatorio inaugurato proprio dai giovani turchi. Leggendo (mi scuso per il ritardo) gli interessanti interventi apparsi su Sentieri Selvaggi, non riesco però a nascondere una certa meraviglia: ma questi bravi critici che esprimono le loro reazioni sui pezzi dei colleghi non fanno mai riferimento al libro che ha involontariamente scatenato questa polemica: lo hanno letto, o almeno sfogliato? Perché se non hanno sentito l'esigenza di farlo, è un po' come scrivere su film che altri hanno visto: perché non andarli a vedere prima di parlarne?!

Chi ha letto il libro (La NV 45 anni dopo, Catalogo di France CInéma 2002, Castoro Editore; un libro che si è venduto molto bene nelle 5 città dove si è tenuta la retrospettiva omonima) lo ha trovato assai stimolante e corretto nei confronti del celebre movimento. Oltretutto l'associazione che gestisce France CInéma si chiama "François Truffaut" ed è stata fondata nell'anno della sua scomparsa.  Firenze non intende minimamente ghigliottinare la NV, nè tantomeno prestarsi ad un'operazione di bieco revisionismo, che sarebbe altrettanto "imbecille" degli eccessi distruttori di un certo tipo di critica dei primi anni dei "Cahiers" ricordati molto opportunamente da Gervasini nel suo intervento: "perché non dire che Truffaut, quando dà della carogna a Aurenche e Bost solo perché così gli girava quel dì, è un emerito cazzone?" Anche i riferimenti a Renoir che se la squaglia in America, mentre Clouzot & Cie restano nella Francia occupata mi sembrano del tutto pertinenti: nel catalogo 2001 su Jean Renoir si era già ribadito questo concetto: innalzare un mono-monumento al genio di Renoir abbassando stupidamente il valore di certi suoi colleghi coetanei come Duvivier, Carné, Grémillon, Clair... è una cosa insensata. Lo stesso Truffaut ci metteva in guardia contro questa mania di sparare sul pianista quando ci diceva, in una delle sue ultime interviste: "difendere Rossellini nel 1955 era sacrosanto, ma distruggere De Sica per sollevare un monumento a Roberto era un'idiozia".

Basta con queste contrapposizioni manichee e stronze da provinciali complessati!

Sono pronto a qualunque confronto (non armato) sulla NV che si muova su basi storiche solide, non su scatti umorali. Ai miei amici di Sentieri Selvaggi consiglio di leggere le interviste di Chabrol e Truffaut e Rohmer, ma anche Resnais e Varda: e se Godard non ha accettato l'invito a partecipare, non è colpa nostra. Ma Anna Karina c'era a Firenze, e ci ha affascinato con la sua intelligenza e la sua grazia. Perché non chiedere anche a lei il suo parere?

A 45 anni di distanza non si può più affrontare un movimento glorioso, stimolante, complesso e anche contraddittorio come la NV mettendosi degli occhiali mitopoietici.  Quando Marin Karmitz, godardiano della prima ora, asserisce (vedi catalogo) che "Bresson ha esercitato sul cinema mondiale un'influenza superiore a quella di tutti i registi della NV", cosa possiamo rispondere?  L'affermazione di Karmitz non toglie nulla ai meriti della Vague, ma ci invita a una riflessione spassionata. Proprio quello che oggi ci manca...

Cordialmente, Aldo Tassone.

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