EDITORIALE - Le vite degli altri

Forse a Daniele Luttazzi, accusato di plagio, tutto il film della sua vita sarà passato davanti agli occhi in un istante. E magari non era nel cast. Amabili resti: Fare un passo indietro e osservare noi stessi dall'esterno. Forse quel passo indietro andrebbe fatto per assistere ad una puntata di La pupa e il secchione. Le vite degli altri: prima o poi viene il momento di inforcare gli occhiali (magari da secchione), per non pensare che nel mondo ci sia solo quello che riusciamo a immaginarci, e per non illuderci che ci sia tutto quello che ci immaginiamo noi

luttazziI don't wear a watch because I want my arms to weigh the same" (Mitch Hedberg). "In realtà non porto l'orologio perché voglio che le mie braccia pesino uguale" (Luttazzi, Bollito misto con mostarda). "I don't have a girlfriend. But I do know a woman who'd be mad at me for saying that" (Mitch Hedberg). "In realtà non ho una ragazza, anche se ne conosco una che si arrabbierebbe molto se sapesse che l'ho detto" (Luttazzi, Bollito misto). "If you're less than ten years old, you're so excited about aging that you think in fractions. "How old are you?" "I'm four and a half." You're never 36 and a half. [...] Then a strange thing happens. If you make it over 100, you become a little kid again. "I'm 100 and a half" (Larry Miller, raccolta anche da Gino&Michele nelle Formiche, battuta numero 1500). "Quando hai meno di dieci anni sei così eccitato di crescere che pensi in frazioni: - Ho sei anni e mezzo! - Nessuno ha mai trent'anni e mezzo. Poi accade un fatto strano. Arrivi ai 90 e torni di nuovo bambino. - Novantaquattro. E mezzo! -" (Daniele Luttazzi, Lepidezze postribolari, pag. 107). "Mi guardate tutti come un cane a cui è stato appena mostrato un trucco con le carte" (Bill Hicks, Sane man). "Bush ha sempre l'espressione attonita di un grosso danese a cui hanno appena fatto un gioco di prestigio" (Daniele Luttazzi, La castrazione). Questa serie di battute è una sintetica raccolta che avrebbe messo nei guai Daniele Luttazzi, uno degli “epurati rai”, accusato di plagio e che avrebbe ammesso comunque di avere un debito creativo verso un noto talk-show statunitense degli anni '60, condotto da Johnny Carson, trasmesso per 30 anni dalla NBC, tra l'altro ispiratore del famoso David Letterman Show. Forse a Daniele Luttazzi tutto il film della sua vita sarà passato davanti agli occhi in un istante. E magari non era nel cast. Com'è possibile un mondo osservato dal proprio punto di vista, che parla della propria vita, e che al tempo stesso non contempla la propria presenza? È l'esperienza dell'Assurdo di Albert Camus, attraverso la quale arriviamo a percepire la vanità e l'assenza di senso che incombe sulle nostre stesse vite. La vita ci pare assurda se la guardiamo da lontano. Vi è una tensione essenziale tra un punto di vista oggettivo e impersonale e uno soggettivo e personale. Amabili resti: Fare un passo indietro e osserla pupa e il secchionevare noi stessi dall'esterno, tanto da rendere la nostra vita appunto assurda. Se prima dall'interno prevale la tendenza a prenderci sempre stramaledettamente sul serio, ora siamo più leggeri, raffinati, ironici, civili, tolleranti, stramaledettamente più logici. Forse quel passo indietro andrebbe fatto (ma anche due, tre, quattro...) per assistere ad una puntata di La pupa e il secchione, versione italiana di un altro reality show statunitense, Beauty and the Geek, nato nel 2005 e prodotto dall'attore Ashton Kutcher. Negli USA lo show accoppia donne fisicamente molto attraenti, più o meno corrispondenti allo stereotipo di persone che solitamente non curano la propria cultura, con dei "secchioni", con interessi prevalentemente intellettuali. La coppia si sforzerà a trovare un amalgama, lei studiando materie accademiche o tecniche, lui mostrandosi più propenso al gioco, al divertimento effimero. Le coppie sono ospitate in una grande villa che fa da set per lo show. Il format americano risulta quindi totalmente stravolto, perché qui da noi si gioca più sugli stereotipi che nell'effettiva ricerca di un motivo, una speranza di crescere insieme. Le vite degli altri: prima o poi viene il momento di inforcare gli occhiali (magari da secchione), per non pensare che nel mondo ci sia solo quello che riusciamo a immaginarci, e per non illuderci che ci sia tutto quello che ci immaginiamo noi.

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