EDITORIALE - Il curioso caso di Gary Coleman
Gary Coleman, alias Arnold, il bambino che ha vissuto alla rovescia, un pò come Benjamin Button, ricco sfondato fino all'adolescenza e poi derubato dai genitori adottivi, sbattuto fuori dallo show-biz perché aveva perso lo sguardo accattivante della sua giovinezza e non ha mai trovato il languore della vecchiaia, non ha mai potuto imboccare spensieratamente il viale del tramonto. Gary Coleman, l'uomo condannato a morire bambino
Non si parla di mondiali e delle vergognose esclusioni (squisitamente sportive) di Italia e Francia. Si parla dell'isola degli esclusi, quelli dello show-biz, dei protagonisti delle sit-com, delle serie TV più famose della storia del piccolo schermo, di quegli esclusi frullati nei sogni macabri del successo, nella dark room di Hollywood. Su tutti Gary Coleman, alias Arnold, il bambino mai cresciuto o l'uomo ancora bambino, che ha vissuto alla rovescia, un pò come Benjamin Button, ricco sfondato fino all'adolescenza e poi derubato dai genitori adottivi, sbattuto fuori dal set perché aveva perso lo sguardo accattivante della sua giovinezza ma non ha mai trovato il languore della vecchiaia, non ha mai potuto imboccare spensieratamente il viale del tramonto. Gary Coleman, l'uomo condannato a morire bambino, simbolo della lunga schiera di attori e attrici caduti nel dimenticatoio, costretti a cambiare lavoro, o addirittura costretti a perdersi nelle torbide acque della depressione, del decadentismo morale e fisico. Non è però andata male a tutti, molti si godono la pensione serenamente, come Dick Van Patten de La famiglia Bradford, Sherman Hemsley de I Jefferson, Bill Cosby de I Robinson, Larry Hagman il J.R. di Dallas. Vivere alla rovescia, perdendo il gusto delle cose, pregustando soltanto la superficie dell'esistenza, sfigurando tutti i sentimenti in emozioni. Sai di non avere tempo per la noia e la scontatezza di un sentimento, che vuole il suo tempo per nascere e radicarsi, proprio nella quotidianità del rapporto tra noi ed Arnold e la sua famiglia, tra noi e i cugini Dukes (il biondo oggi è musicista country), tra noi e la famiglia Bradford, tra noi e la famiglia Addams, tra noi e Starsky & Hutch (Paul Michael Glaser ha perso moglie e figlia per una trasfusione di sangue), tra noi e I Jefferson. Happy Days, a volte assai monotoni, con i soliti canovacci ripetitivi, con le solite trovate e le solite uscite, ma che sp(r)ezzavano il nostro istinto a risolvere tutto velocemente con un'emozione forte, per evitare strascichi romantici e patetici. Happy Days si prendevano il loro ed anche il nostro tempo. La triste storia del piccolo grande Gary Coleman ovviamente resta un'eccezione, come quella di Jackie Coogan, lo zio Fester, e molti anni prima, il monello di Charlie Chaplin, morto nel 1984 dopo una vita sentimentale disastrosa e una scellerata amministrazione da parte della madre dei suoi guadagni da baby star. O come Adam Rich, l'ultimo della famiglia Bradford, che attualmente entra ed esce di galera per problemi di droga. In realtà però un poco tutti della generazione televisiva degli anni 70 e 80, si arrangiano ancora con piccole particine e comparsate qua e la, o hanno totalmente cambiato vita. È questo il destino di chi arriva presto all'apice del successo, facendosi manipolare, cercando scorciatoie, non riuscendo mai fino in fondo a liberarsi dei fantasmi del
passato? Allora c'è da prendere “seriamente” in considerazione l'ascesa/discesa di Elisabetta Canalis, soubrette dei salotti televisivi italiani e dei calendari nei salotti, magari più nei bagni televisivi italiani. Da qualche tempo è spesso in prima pagina sui tabloid, per la relazione con George Clooney, ma anche per il suo debutto attoriale nella serie televisiva “Leverage”, in cui interpreta il ruolo di una donna misteriosa che scende a patti con una banda di truffatori telematici. Ma il suo inglese assai didattico, ha scatenato l'ilarità della critica statunitense: “Elisabetta Canalis è tremenda in maniera scioccante”, e ancora “E' totalmente incapace di recitare”. Anche i blogger non hanno risparmiato la povera ex-velina. Solo a novembre potremo anche noi italiani giudicare quanto di brutto e crudele è stato detto. A questo punto però, sarebbe auspicabile un ritorno all'ovile, al set di origine. Sui lettini delle spiagge italiane dove continua la sacra rappresentazione del godimento e dell'intortamento, fra nuove abitudini e vecchi sistemi, la cui sostanza, però, non cambia la prassi dello sfarfallamento amoroso, il cui fine è sempre quello: una tacca in più sul calcio della pistola. È questa la serie tv in cui si vorrebbe recitasse a vita Elisabetta Canalis.
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