L'elmetto sugli occhi: la guerra lampo fa fuori "Fuoriorario"
Lo scorso week-end sono saltate le notti di Fuori orario per far posto alle notizie di RAI News 24 sulla "guerra imminente". Un intervento di Enrico Ghezzi

La guerra lampo fa fuori Fuoriorario
Se non una sana paura, almeno un'inquietudine sottile m'è presa l'altro pomeriggio, venerdì, quando mi è stato comunicato che le notti di FuoriOrario di questo fine settimana sarebbero state annullate per far posto (data la situazione «irachena», o «americana», o «americhena» alla messa in onda in chiaro delle notizie di RaiNews 24Ore. Non che la guerra sembrasse sui punto di precipitare in quelle ore, ma ho pensato subito (mentre mi opponevo stolidamente per telefono (...) che certo un qualche mi(ni)stero degli est(e)ri avesse ufficiosamente allertato le tv, anzi «la televisione pubblica». Però, poco dopo, da una stanza
d'albergo, sbirciando e ascoltando il sommario del Tg3 aprirsi con la constatazione di un rallentamento della corsa verso la parola alle armi, con nuove consultazioni e tortuosità (...) RaiNews proseguiva placida, tranquilla, soavemente ipnotica (...) una notte come le altre. Qui vorrei chiarire che FuoriOrario, come Blob, gode sempre - più che soffrirne - di un'estrema marginalità (...) Pur avversando, scisso, le noncuranze eccessive nei nostri confronti, arrivo quasi sempre a comprenderle, e sono se mai fiero della nostra nonviolenza, del gandhismo di programmi erosi o spinti lontano da altri programmi. (...)
Ci viene in mente spesso il titolo bellissimo di uno stupendo film di Ford sulla guerra eroica e insieme «inutile» di un gruppo di motovedette guidate da John Wayne nel (poco) Pacifico, They Were Expendable, erano «sacrificabii», a perdere.
Non so e non voglio sapere i perché occasionali o profondi, le ragioni sottilmente editoriali e politiche (mi augurerei ci fossero, e interessanti e bizantine, ma...), l'improvvisa paura di non informare abbastanza, soprattutto di notte (bastano peraltro pochi secondi, a portare in onda, in caso di attacco improvviso). E neanche con quali rituali si svolga o si sia svolta in questo caso la «catena del
comando». E capisco perfino la legittima voglia di informare dei giornalisti. E tengo per certo che nessuno si preoccupi per una magnifica notte curata da ciro giorgini o per il cortometraggio genialmente antimilitarista dei pur sovversivi Straub e Huillet, o che qualcuno immagini e tema che (come poi accade) che il
grande Missouri di Penn dica molto della mania dei «regolatori» capitalistici. Di certo, questa tempestività ha un che di intempestivo e di eccessivo, di falsa partenza e di anniversario anticipato, di elmetto sugli occhi, sì proprio sugli occhi.
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