Luce sempre più al buio.... Riflessioni sparse su sindacati, critici D.O.C. e accordi di "regime".

L'accordo tra l'Istituto Luce e il SNCCI sancisce la distinzione tra chi è critico D.O.C. e chi non lo è. Lo Stato e le corporazioni private si accordano denigrando chi non appartiene alle loro "parrocchie". Sotto il sole d'estate piccoli accordi di burocrazie definiscono che il libero mercato è finito e che i Sindacati sostituiscono le imprese

La notizia è di quelle che passano (giustamente) inosservate: è stato raggiunto un accordo tra l'Istituto Luce e il Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici (e anche il Sindacato dei Giornalisti) per la "gestione" degli apparati di supporto alle produzioni in DVD (extra e testi) del Luce. Fin qui nulla di strano, o di deprecabile. Un libero accordo tra libere associazioni (ma il Luce è pubblico però, e in quanto tale ha degli obblighi di rispettare alcune leggi fondamentali dello stato...).

Ma è il comunicato stampa che sostiene la notizia che colpisce, e non possiamo non "regalarlo" ai nostri lettori, nella sua integrità assoluta (ma i testi evidenziati in bold sono una nostra scelta redazionale):

 

SOLO GIORNALISTI E CRITICI D.O.C. PER IL LUCE

 

I libri e gli extra dei dvd che saranno prodotti dall'Istituto Luce d'ora in poi saranno realizzati esclusivamente da giornalisti iscritti al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici oppure al Sindacato Giornalisti Cinematografici. Lo stabilisce un protocollo

d'intesa firmato oggi a Cinecittà dal presidente dei critici italiani Bruno Torri, dal presidente dei cronisti di cinema Laura Delli Colli, dal presidente del Luce Andrea Piersanti. "Qualità in cambio di qualità - ha spiegato l'amministratore delegato del Luce, Luciano Sovena, che ha promosso l'accordo -. Il marchio del Luce da sempre è sinonimo di attenzione per lo spettatore e di rispetto per il rigore editoriale.  L'accordo di oggi ne stabilisce anche i limiti oggettivi. Nella confusione generata da un proliferare di siti web pseudo giornalistici, ci è sembrato opportuno ma anche doveroso ristabilire un principio di appartenenza professionale. Il cinema italiano ha bisogno di questa professionalità per essere comunicato correttamente al pubblico. E le due associazioni di categoria guidate da Laura Delli Colli e da Bruno Torri garantiscono qualità e correttezza informativa".

 

Due associazioni possono liberamente accordarsi per l'appalto di un lavoro, per una collaborazione reciproca. Meno chiaro è semmai come l'appalto "pubblico" viene lanciato...privatamente, perché poniamo che ci fosse un'altra Associazione privata di critici che intendesse competere (per qualità servizio costo) dove avrebbe potuto trovare il bando dell'appalto? Ma la cosa che più di tutte emerge è che l'accordo non viene fatto solo per una comunanza d'intenti e di progetti, ma con la motivazione di opporsi alla "confusione generata da un proliferare di siti web pseudo giornalistici".

In poche parole si liquida come truffatori tutti i siti web, le fanzine e le webzine italiane che da anni operano, con risultati e forme diverse, sul mercato editoriale italiano (il più delle volte come mero volontariato).  Ecco che di colpo un Ente pubblico e un'Associazione privata (ché tale è il SNCCI) stabiliscono delle nuove regole di mercato: solo chi appartiene al Sindacato è un "vero " critico DOC, gli altri tutti fuori, e si fotta il libero mercato e le libere possibilità di competere per le già dette qualità servizi costi...

Questa faccenda è davvero vergognosa, ed è il segnale dell'instaurazione di uno "pseudo regime", né di destra né di sinistra ma di apparati burocratici, che la Presidenza Piersanti con la compiacenza in questo specifico caso - e ci dispiace - di Bruno Torri sta perseguendo. Fare un libero accordo è una cosa (con i distinguo di cui prima per il pubblico esercizio), sostenere che per scrivere per il Luce bisogna necessariamente far parte di un Sindacato privato, equivale a dire, che so, che un'azienda pubblica assume solo coloro che sono iscritti alla CGIL CISL e UIL... tutti gli altri no. E' una discriminazione bella e buona, e sorprende che nessuno si ribelli o si indigni. Forse perché le pubblicazioni del Luce non sono così importanti? Forse perché già prima il Luce si rivolgeva solo a critici appartenenti alle loro "parrocchie"? Con un solo colpo si è dato del dilettante e incapace a centinaia di addetti ai lavori, alcuni bravi altri meno, come dappertutto del resto, che da anni cercano di svecchiare l'apparato critico italiano - ormai capace di sopravvivere a se stesso solamente attraverso i soldi pubblici che sostengono le principali riviste di settore - promovendo un cinema e dei  punti di vista inediti e innovativi. Pensiamo a pubblicazioni come Nocturno, Amarcord, Cine70, e tante altre webzine che hanno contribuito alla scoperta o riscoperta di interi filoni e generi del nostro cinema e di quello di tutto il mondo (orientale in particolare).

Ma da oggi per tutti gli appassionati webzinari e fanzinari c'è un nuovo Dogma: i veri critici sono solo quelli iscritti al SNCCI. Il privato diventa pubblico, come neppure nelle migliori aspettative del '77....

Per conto nostro, che non siamo iscritti al Sindacato (ma alcuni dei nostri redattori lo sono, giustamente è una libera scelta non un Dogma, anche se siamo iscritti all'Ordine dei Giornalisti e la nostra testata è regolarmente registrata in tribunale...), ci sentiamo profondamente onorati di non ricevere da un'istituzione come il Luce il patentino di "critici DOC", e pertanto non scriveremo gli extra dei DVD del Luce, come non lo faranno alcuni altri fanzinari e critici "non DOC", come Enrico Ghezzi, Roberto Silvestri, Steve Della Casa, Roberto Turigliatto, Tatti Sanguineti, ecc... E gli altri nostri "compagni di viaggio", iscritti al SNCCI (Alberto Barbera, Luciano Barisone, Massimo Causo, Paolo D'Agostini, Giuseppe Gariazzo, Giovanni Spagnoletti, ecc..) cosa ne pensano?

 

 

 

 

LINK

 

Per leggere i nomi di tutti i critici D.O.C. autorizzati a scrivere per il LUCE

http://www.sncci.it/

 

 

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