«Pierino e il trash? Basta con le celebrazioni»
Dino Risi contro la rivalutazione parigina di Alvaro Vitali. Il regista: "la critica snob lo ha trasformato in un intellettuale." Riportiamo integralmente l'intervista di Maurizio Porro a Dino Risi apparsa sul "Corriere della Sera" del 5 febbraio 2005.

Dopo la presentazione alla Mostra di Venezia di W la foca , Parigi omaggia alla Cinémathèque, regno di Bazin e di Truffaut, il nostro eroe del cinema trash, l'Alvaro Vitali coniugato in Pierino. Il comico avrà la sua gran giornata il 18 febbraio con la proiezione di alcuni classici come La dottoressa preferisce i marinai . «Vitali è un'icona del cinema popolare italiano - dice la motivazione - una storia poco conosciuta dove trova spazio una forma di riso di cui la Francia ha perduto il segreto». Ne parliamo con Dino Risi, grande regista quasi novantenne di commedie all'italiana, autore di capolavori di costume come Il sorpasso , I mostri .
«Non mi stupisce. Il cinema è come il porco, non si butta via niente, neppure dopo anni: ormai non c'è limite».
A cosa?
«Alla bruttezza, alla stupidità che si fanno strada nel mondo grazie ai brutti e agli stupidi. Abbiamo subìto per anni la dittatura del bello, l'obbligo delle donne di avere un certo aspetto. Il brutto era bandito dalla tv, che ora è invece il regno dei mostri e del trash».
Stanno esagerando?
«Certo che sì. Se Alvaro Vitali diventa Clark Gable o Bob Hope bisogna riflettere».
Lei lo conosce?
«Aveva fatto una particina di cameriere di Trastevere anche in Profumo di donna ma dico la verità, non lo invitavo a cena tutte le sere».
Come nasce lo sdoganamento del trash?
«Non so come nasce, anche se credo che la volgarità della tv abbia molte responsabilità. E comunque dico da anni che i cinefili hanno rovinato il cinema e sono famosi per le loro cantonate intelligenti».
Ma anche alle mostre del cinema...
«Lo stesso dicasi dei critici. Io ho sempre cercato di tenermene lontano, però a volte facevano male e poi sono inevitabili, me li trovo ancora ora sui giornali».
Qual è l'estetica dell'operazione di sdoganamento?
«È il momento dei film orrendi e dei comici che non fanno ridere. Perché il bello ha dei limiti, il brutto no».
Solo al cinema?
«No, vale anche per le donne. Ecco il momento in cui anche le brutte, soprattutto loro, possono farsi sotto e avranno lo stesso successo delle belle».
C'è una morale?
«Bisogna fare qualcosa per favorire i falliti, gli sfortunati, i non riusciti».
Profezia?
«Temo che rivedremo spesso la Lollo, la Milo, la Pampanini che non si nascondono nemmeno più, mentre Greta Garbo ebbe il buon gusto di sparire».
E Pierino Vitali?
«La stessa cosa. Mentre era condannato a vivere nascosto oggi vive un momento di gloria, torna a essere qualcuno, meglio di ieri, inaspettatamente. Aveva ragione Andy Warhol: prima o poi tutti avranno un quarto d'ora di popolarità».
Solo colpa del trash?
«Ma no, la colpa è che duriamo tutti di più, io mi ero dato la soglia degli 80 e sono quasi ai 90, la vita si è allungata e quindi bisogna risolvere anche il loro tempo».
Farebbe oggi un film con Vitali?
«Certo, oggi è meglio di ieri. Gli darei la parte di un amatore in ritardo, perché era un ruolo che gli è sempre stato precluso dal fisico. Lo vedo come un frustrato impiegato che scopre l'amore a 60 anni e innamorandosi per la prima volta si comporta come fosse un ragazzino».
Maurizio Porro
05 febbraio 2005
Corriere della Sera
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