IL CARTAIO - DARIO ARGENTO

SPECIALE "IL CARTAIO" - La sindrome della non-comunicazione (di Roberto Lasagna, del 03/02/2004)

Argento ricerca una nuova via per il suo cinema, e sembra tornare sui meccanismi del giallo. Ma i suoi detrattori hanno facile gioco confrontandosi con un film che, non basandosi su di una logica ferrea, ha i suoi momenti migliori affidandosi a pochi ma efficaci momenti di imprevedibilità.

SPECIALE "IL CARTAIO" - La solitudine di Anna (di Massimo Causo, del 14/01/2004)

È lei il destinatario dei messaggi del "Cartaio", il punto focale, l'interfaccia tra un desiderio (quello del carnefice) e la sua negazione, tra l'agire e il reagire dei personaggi, tra la pulsione e la funzione del sistema thriller posto in essere da Argento. Prosegue il dibattito sull'ultimo film di Dario Argento.

SPECIALE "IL CARTAIO" - Fine di un amore (di Mauro Gervasini, del 09/01/2004)

Argento si è esaurito. Non ha più ispirazioni per rapportarsi con il mondo. Si è richiuso in se stesso, in una sorta di onanismo creativo i cui risultati, con Il cartaio quale triste epilogo, dimostrano quanto il suo fare cinema sia ormai una pratica autoreferenziale e profondamente sterile. Un intervento polemico "controtendenza" di Mauro Gervasini.

SPECIALE "IL CARTAIO" - Pensare la vita, mostrare la morte (di Davide Di Giorgio, del 07/01/2004)

Siamo lontani dall'Argento che stilizzava le forme della violenza in una coreografia libera e colorata: nel "Il Cartaio", il regista rivendica la maturità di chi non vuole più inseguire il pubblico, ma intende continuare a esplorare nuove derive, soffermandosi sulla sostanza della vita

SPECIALE "IL CARTAIO" - Guardare, giocare, morire (di Paolo Tenca, del 07/01/2004)

Gli uomini-oggetto non sanno più provare né un senso né un sentimento ma solo un'interminabile angoscia dalla quale si esce con la morte o con crolli nel vuoto. Così Il cartaio e tutto il cinema di Argento. Universi chiusi delimitati da inquadrature asettiche, carceri interiori dove la paura non è spiegata ma rimossa da un'ansia ecceduta, onnipresente

SPECIALE "IL CARTAIO - «Il Cartaio» incartato (di Roberto Silvestri, del 06/01/2004)

Meditazione ascetica, ma militante, sull'«unico gioco in città». Cioè sulle forme di «intossicazione» volontaria (fumo, alcool, azzardo, sesso estremo, anche necrofilo, droghe, se stessi...) e estremizzata, per sopravvivere alla metropoli. Un film duro, indigesto, sperimentale, disperato come Mystic river, di perfidia e perversione sinistra e angelica

SPECIALE "IL CARTAIO" - Lo spettacolo perturbante (di Giona A. Nazzaro, del 06/01/2004)

Alla fine si esce quasi esausti da Il cartaio, gli occhi trafitti da momenti di lancinante bellezza e il cuore spossato. Argento sta più avanti di noi. Lui spezza e distrugge, ripensa, come in un pubblico olocausto, il suo cinema. L¹assassino cercatelo altrove. Qui c'è solo il funerale di ciò che resta del cinema. Ma è un funerale che guarda avanti

SPECIALE "Il Cartaio" - Qu'est-ce que le cinèma? (di Francesco Ruggeri, del 06/01/2004)

"Il Cartaio" non è un film di Dario Argento. O meglio, è il suo cinema più vero col pilota automatico, col ritorno sul già filmato, con la deviazione in zone dove è comunque già stato presente. Ecco, dalle tracce di una presenza non si giunge mai alla stessa, ma ad un'assenza ancora più grande.

SPECIALE "Il Cartaio": cinema anno zero (di Simone Ciaruffoli, del 06/01/2004)

Argento riparte da zero. Dagli anni Sessanta (nouvellisti?) per saltare a piedi pari quattro decenni di cinema e piombando oggi qui, come se nulla fosse cambiato, come se un quarantennio non avesse cristallizzato un cinema della chiarezza e della simmetria per poi ricacciarlo nelle redivive sevizie estetiche du papà
 

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