CINE-GUINNESS - Troppo lungo per essere un film!
Se in tempo di maratone in sala con la trilogia de "Il signore degli anelli" gustata tutta d'un fiato vi sembra di aver compiuto un'impresa, forse non sapete che la vera sfida visiva cinematografica si chiama "The Cure for Insomnia" di John Henry Timmis IV, ovvero le 85 ore del più lungo film mai realizzato! Una nuova rubrica di "Sentieri selvaggi"

PRESENTAZIONE DELLA RUBRICA Cine-Guinness:
Cinema = arte-industria. Un'assioma che ci è stato presentato più volte e del quale ci siamo sempre liberati frettolosamente, come se fosse superfluo approfondirlo... sbagliando. Riflessioni preziose sgorgano, in realtà, da questo binomio. Accennandovi appena si potrebbe parlare innanzitutto di "perfetto sposalizio" dei due sostantivi, perché se è vero che il cinema è un'arte (la settima, appunto, come puntualizzò Ricciotto Canudo) è altrettanto irrefutabile che nacque ufficialmente quel martedì 19 marzo 1895 in cui Louis Lumière impressionò per 50 secondi 800 fotogrammi (già ecco i primi, ineliminabili numeri!) per immortalare "La sortie des usines Lumière", vedendo la luce quindi nel secolo della Rivoluzione Industriale, 35, 17.5, 16, 9, 8 e super 8 i formati delle pellicole... ha senso continuare? "Sì" è la risposta che cercherà di legittimarvi ogni puntata di questa nuova rubrica "Cine-Guinness". Perché se la sinfonia n° 41 "Jupiter" di Mozart, le Storie della Croce di Piero della Francesca, la Casa sulla cascata di Lloyd Wright, la Paolina Borghese di Canova, l'Amleto di Shakespeare o Il circolo Pickwick di Dickens sono sublimazioni numeriche del genio umano, il cinema per le sue potenzialità incarnate di arte-sintesi di quelle appena elencate e per i suoi spropositati dati produttivi è "il Vaso di Pandora della numerologia artistica". Così snocciolare dati, date, record, imprese leggendarie, bizzarrie al limite dell'incredibile sarà un modo per ricordare, ma più spesso per scoprire insieme il fascino "matematico", concreto della più inafferrabile, multiforme, fantasmatica arte finora partorita dai discendenti di Adamo ed Eva. Buon viaggio. (a.r.)

Quante volte c'è capitato di uscire di sala sbuffando, magari perché il film era troppo prolisso, rovinato da scene superflue o da dialoghi fluviali? Sempre più spesso con le pellicole ormai protese verso le 2 ore di durata media piuttosto che ai vecchi 90-100 minuti. Se poi in tempo di maratone della trilogia de Il signore degli anelli vi sembra di aver compiuto un'impresa partecipandovi, forse non sapete di essere solo dei principianti; la vera sfida visiva cinematografica si chiama The Cure for Insomnia di John Henry Timmis IV, ovvero 85 ore della vostra vita per assistere alla proiezione del più lungo film mai realizzato! Come dire: mi vado a vedere 42 film concentrati in una sola pellicola! "Niente male come sfida!" risponderebbero i cinefili con lo spirito del maratoneta festivaliero, "così si rischia di far esplodere la materia filmica, di stirarla oltre i suoi limiti fisiologici come la pubblicità televisiva, in senso opposto, distrugge l'unità artistica dei film deframmentandola, come c'insegnava Fellini ai tempi di Ginger e Fred" sentenzierebbe forse lo studioso di cinema o il semplice appassionato che legge saggistica del settore, "neanche se mi pagano!" dichiarerebbero, irremovibili, la maggioranza degli spettatori e... i "sani di mente". Tutte risposte sensate anche se tanti non hanno mosso un muscolo davanti ai melodrammatici 222 minuti di Via col vento, ai solenni 190' di Andrei Rubliov, ai 195' di Schinlder's List o ai recenti 360' (un "giro di vite cinematografico" completo) di La meglio gioventù e agli attualmente in sala 200 minuti de Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re. Naturalmente è evidente l'ironia presente nel titolo del film dell'americano Timmis IV: quale miglior compagnia per l'insonnia che la visione della sua opera, costituita in gran parte dalla lettura di L.D. Groban del suo omonimo poema di 4080 pagine, al quale sono inframmezzate riprese dei gruppi rock J.T.4 e Cosmic Lightning nonché tranches a luci rosse, proiettato per la prima volta, in versione integrale, allo School Art Institute di Chicago dal 31 gennaio al 3 febbraio 1987? Ipotizzando che siano state sfruttate tutte le 96 ore dei 4 giorni, 11 ore di riposo credete siano state sufficienti agli spettatori non afflitti dalla patologia sopra elencata per "rimanere svegli"? Ne dubitiamo fortemente. Ma il fascino di questa operazione sta proprio nella suo tentativo sperimentale di sondare le possibilità estreme di noi spettatori e di porre domande sui concetti di "limite" e "durata" nella fruizione stessa dell'arte.

Certo che Timmis non è stato un fenomeno che potremmo definire isolato, anzi la genesi del suo guinness tuttora imbattuto viene da lontano, dai pionieri del cinema: Griffith e il suo gigantismo (muto per di più), per citare l'esponente più noto, coi 165 minuti di Nascita di una nazione (31' in più nella versione restaurata) o i 210' di Intolerance, il re dei kolossal Cecil B. DeMille ma anche dal cinema-documentario che, ad esempio, dalle nostre parti fece partorire nel 1975 un film-verità di 225 minuti come Anna di Alberto Grifi e Massimo Sarchielli, esattamente dieci anni dopo l'immobilismo soggettistico di Empire di Andy Warhol che si cristallizzava con un'unica inquadratura-quadro concettuale sul celebre grattacielo per 8 ore o per 6 ore sull'amico poeta John Giorno in Sleep l'anno prima, nel 1963. E questo cinema ipertrofico può anche generare recensioni memorabili come quella del critico del San Francisco Daily News, Idwal Jones, al termine dell'unica visione integrale alla MGM (il 12 gennaio del 1924) dei 42 rulli ovvero 9 ore di Rapacità di Eric von Stroheim, regista barocco e maledettamente smisurato: "non mancava nemmeno una virgola!" fu il sarcastico e lapidario suggello di Jones a quello che rimane il più lungo film girato a Hollywood. La più lunga pellicola realizzata per il mercato è, invece, vanto della cinematografia cinese: Huoshao Hongliansi ("L'incendio del tempio del loto rosso", 1928-1931), mai visto pubblicamente in modo integrale, fu distribuito smembrato in 18 parti in un arco di 3 anni, anche se alcune sale organizzarono visioni non-stop di 6 parti alla volta. I titoli stessi dei film possono essere poi curiosamente rivelatori della loro mastodonticità pellicolare: Il vecchio testamento (Ita, 1922), Wagner (GB-Ung-Aut, 1983), "I Nibelunghi" (Ger, 1924), "I miserabili" (Fr, 1927), "Parsifal" (RFT-Fr, 1982)... senza dimenticare che queste opere possono far fallire col loro peso produttivo le major, come "Cleopatra" fece con la Fox ponendosi al tempo stesso quale pietra tombale dell'intero studio-system hollywoodiano. Eclatante esemplificazione del prezzo pagato per aver disdegnato le forbici del montatore e le lamentele (una volta tanto giustificate) dei produttori. Ne traiamo insegnamento, concludendo qui... per non di-lungarci oltre, sperando che questi "elefanti pellicolari" vi siano diventati un po' più familiari e, magari, meno improbabile l'idea di sedervisi davanti per provare ad affrontarne la visione!
LINKS:
http://www.fondazionebaruchello.com/comune/grifi/bio.htm biografia alberto grifi
http://www.noemalab.org/sections/specials/tetcm/2001-02/andy_warhol/cinema_silver_factory.html Warhol e la Factory
http://www.scaruffi.com/director/stroheim.html biografia critica di Eric von Stroheim
http://www.scaruffi.com/director/demille.html biografia critica di Cecil B. DeMille
I 10 FILM PIU' LUNGHI DELLA STORIA DEL CINEMA
|
1) The Cure of Insomnia (USA, 87): 85 ore |
|
2) Mondo Teeth (USA, 70): 50 ore |
|
3) The Longest Most Meaningless Movie in the World (GB, 70): 48 ore |
|
4) Cinématon Part I (Fr, 86): 42 ore |
|
5) Huoshao Hongliansi (Cina, 28-31): 27 ore |
|
6) Heimat 2 (Ger, 92): 25 ore e 32 minuti |
|
7) * * * * (USA, 67): 24 ore |
|
8) Heimat (Rft, 84): 15 ore e 40 minuti |
|
9) Berlin Alexanderplatz (Rft/It, 80): 15 ore e 21 minuti |
|
10) The Journey (Can, 87): 14 ore e 33 minuti |
GLI UNICI FILM ITALIANI (NON TV) SOPRA LE 4 ORE
1) Il Vecchio Testamento (1922): 13 ore 2) Novecento (1978): 5 ore e 16 minuti 3) L'età di Cosimo De Medici (1972): 4 ore e 16 minuti 4) Ludwig (coproduzione It/Fr/Rft, 1973): 4 ore
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