CINE-GUINNESS - 'Passioni' in sala

"Le vie del Signore sono infinite" sembra dichiarare il cinema, che ha trovato in Gesù il top-protagonista tra i personaggi storici con oltre 200 pellicole all'attivo. E nel "quartier generale del cristianesimo" non poteva che uscire sotto Pasqua l'opera cinematografica più discussa di questo 2004: "La passione di Cristo" di Mel Gibson

"Le vie del Signore sono infinite" e a confermarlo, dopo la pittura, sembra proprio il cinema che ha trovato in Gesù il top-protagonista tra i personaggi storici da rappresentare: sarebbero, infatti, oltre 200 le pellicole dove compare il Messia, che ha surclassato in una decina d'anni Napoleone, assestato intorno alle 195 trasposizioni filmiche (per chi, poi, fosse curioso di sapere a chi spetta la medaglia di bronzo la risposta è Abramo Lincoln, a quota 137, mentre Hitler lo troviamo solo al quinto posto dopo Lenin!). E nel "quartier generale del cristianesimo" non poteva che uscire sotto Pasqua, precisamente il mercoledì delle Settimana Santa, l'opera cinematografica più discussa di questo 2004: La passione di Cristo di Mel Gibson. Centoventisette minuti per raccontare le ultime dodici ore del Figlio di Dio, con una violenza annunciata carica di epici accenti "alla Peckinpah" e una visione assai personale circondata da accuse di antisemitismo, lettura sacrilega della Bibbia e clamori assortiti che sembrano riecheggiare quelli circolati intorno alla visione cristica dell'italo-americano Martin Scorsese, che nel 1988 suscitava al Lido di Venezia e nel mondo grandi scalpori col suo cattolicesimo tormentato instillato in L'ultima tentazione di Cristo. E se le polemiche che il film di Gibson ha suscitato risulterebbero, quantificandole, sicuramente da record una cifra che lo pone nei cine-guinness esiste già: i 135 milioni di dollari raggiunti nei soli primi 6 giorni di programmazione nelle sale americane che lo rendono il film sottotitolato col maggior incasso mai realizzato, ma anche i 13 minuti consecutivi di flagellazione con la frusta e il famigerato "gatto a nove code" sono un bel "piano-sequenza" nell'antologia cinematografica delle scene di tortura e di certo l'aramaico non era mai entrato nei nostri padigioni auricolari di spettatori. E di grandi numeri è costellata un po' tutta l'appropriazione debita e di rapina di questa figura che costella la storia della settima arte. Del resto come poteva essere diversamente trattandosi della "più grande storia mai raccontata"?

Gli effetti speciali sono tra i punti di forza già a partire dal 1899 col Cristo che cammina sulle acque di Méliès per arrivare a quelli ideati da John Fulton (i classici Frankenstein, L'uomo invisibile) nell'auto-remake I dieci comandamenti del '56 di DeMille (che ne aveva già girata una versone muta nel '23, prima pellicola epica del regista) culminanti nell'ancora impressionante sequenza del Mar Rosso, ma anche le scene di massa non sono da meno con le 20.000 comparse (raggiunte solo da Il signore degli anelli) e i 15.000 animali che riempiono lo schermo nella scena della fuga degli Ebrei dall'Egitto nel film appena citato. Grazie a lui si allargano letteralmente anche gli orizzonti del nostro sguardo con quell' "evoluzione estetica... che ci riempirà la vista" (come scrisse Truffaut in un memorabile articolo sui Cahiers) che è il primo film della storia in Cinemascope, La tunica, e i confini nel dare i titoli: 490+1=491, pellicola dello svedese Vilgot Siöman su un gruppo di delinquentelli minorenni, che allude al famoso ammonimento a Pietro che si deve perdonare fino a 70 volte 7! Così pure il primo lungometraggio italiano di argomento religioso non poteva che intitolarsi Christus, diretto nel 1916 da Giulio Antamoro. Se il Padre è "uno e trino" è proprio il caso di dire che il Figlio nelle sale è, 'sforbiciando' Pirandello, "uno e centomila": confezionato per cercare di accontentare tutti nel zeffirelliano Gesù di Nazareth (il cui Erode, Peter Ustinov, ci ha lasciato un paio di settimane fa), "peace and love" in chiave musical in Jesus Christ Superstar e ancora canterino ma con grotteschi denti alla Dracula nella versione di Salomè diretta da Carmelo Bene, in Panavision 70mm in La più grande storia mai raccontata, travolto dai sogni allucinatorii in L'ultima tentazione di Cristo, di legno ma umanissimo e con la voce-off extradiegetica di Ruggero Ruggeri nella serie dei Don Camillo, provocatoriamente incapace di realizzare miracoli e produrre parabole comprensibili in La via lattea,

sosia utile per operazioni commerciali in Cercasi Gesù fino alla parossistica trasformazione del suo volto in palo telegrafico nella spiazzante 'oggettizzazione' operata in Gli amanti di domani. E "la storia dell'uomo che visse due volte" di Gibson ha già generato "un miracolo" trasversale perché gli si affianca nelle sale la proiezione del "film che visse due volte": Il vangelo secondo Matteo di Pasolini, che dopo 40 anni e dopo aver sollevato ai tempi anche lui il suo bel polverone (ma quale film del regista-poeta-saggista di origini emiliano-friulane non ha agitato gli animi?) è riapparso restaurato in anteprima mondiale all'Auditorium di Roma la sera del 30 marzo. Se, poi, il film di Gibson sarà (ap-)passionante per le raffinate platee europee lo si è cominciato a discutere in questi giorni pasquali con davanti agnello, colomba e uova di cioccolato d'ordinanza: che Gibson abbia contato su questo per ungere e addolcire gli animi critici del Vecchio Continente?

LINKS:

http://80.17.30.254/extra/minisiti/passion/index.html Sito italiano La Passione di Cristo

http://www.thepassionofthechrist.com Sito ufficiale La Passione di Cristo

http://www.jesuschrist.it/recensioni.asp?sez=2&arg=70 Gesù nella storia del cinema

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