CINE-GUINNESS - Straziami ma di baci (50 volte) saziami
Il bacio, scambio di umori e liquide anime nonché atto ses(n)suale più intimo che due esseri possano condividere, al cinema è stato (ed è ancora da qualche parte) anche un tabù visivo più forte del sesso a 360°. Per fortuna oggi sul grande schermo ci può baciare anche 50 volte per la prima volta e commuovere persino i più bacchettoni!
Il bacio, scambio di umori e liquide anime nonché atto ses(n)suale più intimo che due esseri possano condividere, al cinema è stato (ed è ancora da qualche parte, come in Iran e Turchia) anche un tabù visivo più forte del sesso a 360°. Per fortuna oggi sul grande schermo ci può baciare anche 50 volte per la prima volta e commuovere persino i più bacchettoni! A infrangere questa barriera composta da un pizzico di pudicizia e una sostanziosa manciata di bigotteria ci pensarono già agli albori, nel 1896, John Rice e Mary Irwin in The widow jones (altresì titolato May Irwin kiss), tratto da un dramma di Broadway. La scena di questo bacio, eseguito a fior di labbra, apre le porte (ben prima della sua istituzionalizzazione con Griffith) al potere erotico del primo e primissimo piano e svela la radice voyeuristica dell'atto scopico che presiede alla fruizione del cinema stesso. Rafforzata da uno sfondo nero questa sequenza fu bollata con macroscopica miopìa da un cronista coevo come "assolutamente disgustosa" e profeticamente si tratta anche della prima pellicola nella storia del cinema in cui compaiono due attori professionisti. Questioni di "dna della settima arte", verrebbe da dire. Grazie al celebre e famigerato codice Hayes, che stimolò la diabolica abilità mistificatoria d'intere schiere di geniali registi hollywoodiani sublimata nel "più lungo bacio della storia del cinema" che si scambiano in modo "interruptus" Cary Grant e Ingrid Bergman in Notorius di Hitchcock, bisognò attendere fino al 1961 per vedere il più "approfondito" bacio alla francese per la prima volta nella Mecca del cinema: quello che si scambiano Warren Beatty e Natalie Wood in Splendore nell'erba di Kazan e altri 6 anni perché i moralisti USA consentano un bacio misto quale quello tra la nipote di Katharine Hepburn, l'esordiente Katharine Hougton, e l'unica star di colore dell'epoca, Sidney Poitier nel testamento dell'arte attoriale underplaying di Spencer Tracy Indovina chi viene a cena? Sorprendentemente, invece, il ben più scandaloso bacio omosessuale già aveva fatto breccia a Hollywood ben prima nella scena orgistica girata dal grande vecchio Cecil B. DeMille in Manslaughter del 1922 e l'androgino e irripetibile fascino di Marlene Dietrich le consentì qualche anno dopo di essere la prima star a baciare un'altra donna, avvolta nel barocchismo raffinatissimo von stenberghiano di Marocco.
Ma le "labbra proibite" vengono, è proprio il caso di dirlo, dall'Oriente. Mentre la Cina, primo paese orientale che permise i baci schermici, proiettava il primo bacio in Two women in the house nel 1926, in quello stesso anno il Giappone censurò quasi 270.000 metri di pellicola che contenevano quel gesto "sporco, indecoroso, spudorato, sgraziato e imbarazzante" (secondo una definizione ufficiale della prefettura di Tokyo) e si sbottonò solo 20 anni dopo col film Hatachi no seishun di Yasushi Sasaki, il quale deve questo primato alla codardia registica del collega Yasuki Chiba che avrebbe potuto precederlo di pochi mesi ma all'ultimo girò la scena compromettente occultandola con un ombrello nascosto che copriva l'unione dei due attori. Una volta partita, però, l'isola del Pacifico appena quattro anni dopo fece girare al "Cukor dell'Estremo Oriente", il maestro Kenji Mizoguchi, il primo atto sessuale della sua cinematografia in Yuki fujin ezu! In un'altra isola, Singapore, solo nei film con lingua locale non sono permessi "baci prolungati ed allusivi", mentre negli anni Trenta i cinema della Pennsylvania concedevano solo i baci "verticali" e censuravano quelli "orizzontali". Chi, poi, meglio di Omar Sharif poteva tenere a battesimo il primo bacio in un film musulmano (l'egiziano The blazing sun)? Se i film con nel titolo la parola bacio sono più di trecento, centoventisette è la cifra record della ripetizione di questo gesto in un solo film: tanti sono quelli che vengono dispensati all'interno del triangolo John Barrrymore, Mary Astor e Estelle Taylor in Don Giovanni e Lucrezia Borgia del '27. Sembra che non vogliano più scollarsi l'uno dall'altro Jane Wyman e Regis Toomey in Benvenuti al reggimento di Lewis Seiler che diresse l'apnea baciatoria più lunga della storia del cinema: 3 minuti e 5 secondi! Ma anche il genio sperimentale di Warhol non scherzava quando, nel suo saggio fenomenologico sul bacio Kiss (1963), sottopose Naomi Levine ad un "tour de force" lungo tutti i 50 minuti del mediometraggio. Probabilmente alla Levine le labbra dovettere dolere più che a quelle di Adam Sandler e Drew Barrymore nel film di Segal.
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