CINE-GUINNESS - Continuavano a chiamarli... cartoon: viaggio ai primordi della culla più calda della fantasia
Un viaggio agli albori di quella zona dell'arte cinematografica così apparentemente cristallina e definita eppur così sfuggente, mutante che ha unito come nessun'altra biglietti interi e ridotti

Abbiamo appena ammirato la meraviglie tecnologiche della motion-capture nel disarmante Polar Express zemeckisiano e la straordinaria perfezione magicamente incapace di essere algida de Gli incredibili, stupefacente riconferma del sublime genio Pixar e in mezzo alla pioggia natalizio-cartoonistica sicuramente non ci sfuggirà Shrek 2. Questa puntata contro-corrente, "a rebours" avrebbe scritto Huysmans, di Cine-Guinness si propone di andare "oltre" i confini sterminati degli stupefacenti cartoon contemporanei azzerandoli, ritornando ad un'epoca in cui l'arte di fare cartoni animati profumava non virtualmente di artigianato. Un viaggio agli albori di quella zona dell'arte cinematografica così sfuggente, mutante che ha unito come nessun altra biglietti interi e ridotti. Il primo vagito è Humpty Dumpty circus, prodotto dalla Vitagraph e realizzato con la tecnica del fermo-immagine. Albert Smith inventò questa tecnica fondante del genere prendendo in ostaggio il circo-giocattolo della figlia, animandone acrobati e animali mediante la ripresa di ognuno fotogramma per fotogramma, cambiandone ogni volta leggermente la posizione. Una decina di anni dopo in Francia la Pathé diede il via alla sperimentale animazione dei ritagli di carta con i raffinati uccelli che popolavano Le petit poulet. Il pioniere dell'animazione russa, Ladislas Starevirch, mostrò invece una predilezione nel ridare vita con l'animazione agl'insetti morti, Strekoza i muravej (La cicala e la formica) e Aviacionnaja nedelja nasekopmych (Gli insetti volanti), entrambi del 1911, ne sono i primi esempi. Il primo film a cartoni animati fu Humourous phases of funny faces, prodotto dalla madrina dell'animazione, la newyorkese Vitagraph, nel 1906. Il regista J. Stuart Blackton mostrò con senso spettacolare un disegnatore di fumetti alle prese col disegno di una tavola, che improvvisamente si animava di vita propria. Blackton utilizzò molte sagome di cartone ma anche veri e propri disegni animati come un uomo e una donna che ruotavano gli occhi o il profilo di un elegante signore con ombrello e bombetta che pareva disegnarsi da solo. Ma occorre attendere un biennio e spostarsi ancora in Francia per arrivare al primo cartone animato creato con l'intento di raccontare una storia: Fantasmagorie di Emile Cohl, ammirato per la prima volta al parigino Théâtre du Gymnase il 17 agosto del 1908, e commissionatogli dal grande produttore Léon Gaumont per il quale era anche sceneggiatore.

Cohl spezzò così la tradizione che fino a quel momento aveva voluto che solo disegnatori o vignettisti realizzassero cartoni animati e il centinaio di cartoon che diresse dal 1908 al 1918 lo eleggono primo professional del cinema d'animazione, nonché primo introduttore della serialità nel genere, grazie alle avventure di Fantôche, omino-fiammifero sempre in lotta col mondo che vide la luce del proiettore con l'episodio Cauchemar du Fantôche nel 1909. Ma quando fu adoperata per la prima volta l'espressione "cartone animato"? Avvenne negli Usa quando il periodico Moving Picture World, alla metà di febbraio del 1913, per pubblicizzare la prima serie cartoon americana (ovviamente diretta sempre da Cohl) The newlyweds. Mutt an Jeff è, invece, il titolo della più lunga serie cartoonistica che distribuendosi dal 1913 al 1926 assommò a ben 323 episodi; la più lunga serie sonora vide protagonista Popeye the sailor ovvero Braccio di Ferro, diretto da Max Fleischer in 233 episodi di una sola bobina dal '33 al '57, ma anche in un lungo Popeye the sailor meets Sinbad the sailor del '36, al quale si vanno ad aggiungere altre 220 puntate create per la tv nei Settanta. E Fleischer è anche l'autore nel '24 del primo cartoon sonoro: Come take a trip in my airship mentre Dinner time nel '28 apre la strada al parlato cartoonistico, sonorizzato col sistema RCA Photophone e mostrato il 1° settembre 1928 al Mark Strand Theather di New York, liquidato dal giovane Walt Disney come "nient'altro che un mucchio di baccano", sicuro del successo che avrebbe raccolto il 18 novembre dello stesso anno il suo primo, celeberrimo, cartoon sonoro Steamboat Willie in cui fa la sua trionfale comparsa il re di tutti i personaggi cartoon: Mickey Mouse, per noi Topolino. Il colore, che avrebbe ammantato di ulteriore magia questo regno incontaminato della fantasia cinematografica, aveva già fatto la sua comparsa ben prima, precisamente nel 1920 con The debut of Thomas Kat, distribuito dalla Paramount. Le disavventure del protagonista, sfortunato e inesperto gattino, vennero visualizzate su fogli trasparenti di celluloide, dipinti sul retro e poi filmati da una macchina da presa a due colori. Perché sonoro e colore (un technicolor a 2 colori) si congiungessero in un'unica opera occorre attendere fino al 1930 con la sequenza di 3 minuti all'interno del film targato Universal Il re del jazz, mentre il genio di Ub Iwerks partorì l'anno successivo il primo film sonoro a colori interamente a cartoni animati Fiddlesticks.

Disney dal canto suo dimostrò di "avere una marcia in più" realizzando nel '32 con Flowers and trees il primo cartoon in Tecnicolor a 3 colori e proseguì coi risultati che tutti sappiamo una carriera che Louis B. Mayer aveva contrastato, rifiutando di metterlo sotto contratto per la sua MGM perché, dopo aver visto in anteprima Topolino, decise che un topo alto un metro e venti avrebbe creato complicanze alle donne incinte sedute sulle poltrone dei cinema! Ma l'innocenza, la pudicizia con la quale ammantiamo questa genere tardò poco a perdere il proprio immacolato candore: nel '24 il porno The virgin with hot pants inserì per la prima volta un cartoon, una donna veniva furiosamente inseguita all'interno di una stanza da un "affamato" pene a cartone animati, raggiunta, posseduta mentre se ne stava appesa ad un lampadario, mentre la sequenza successiva mostrava l'accoppiamento integralmente cartoonistico della classica coppia gatto-topo in una versione invertita perché il topo violentava col suo pene gigante il suo abituale predatore! Inaspettatamente va alla poco prolifica Argentina il primato del primo lungo a cartoni animati ovvero El apostol diretto nel 1916 da Don Federico Valle, aspra satira politica contro il presidente argentino Irigoyen. Così pure sempre questo paese produsse nel 1931 il primo lungo sonoro, Peludopolis, ancora una feroce satira contro il medesimo presidente. E ancor più incredibilmente questi sono gli unici 2 lunghi animati che il mondo produsse prima di Biancaneve e i sette nani, primo lungo sia sonoro che a colori. L'antenato del capolavoro zemeckisiano Chi ha incastrato Roger Rabbit? è l'abbastanza noto I tre caballeros, mostrato per la prima volta a Città del Messico il 21 dicembre del '44. In Italia il primo lungo a cartoni animati è lo splendido I fratelli Dinamite dei fratelli Nino e Toni Pagot (futuri creatori di Calimero), uscito nel '49, proiettato in una versione restaurata dalla Fondazione Cineteca Italiana proprio all'ultima Mostra di Venezia, che uscì in contemporanea a La rosa di Bagdad di Anton Gino Domeneghini. Ma i figli della tv sono stati abituati a imbottirsi anche attraverso il tubo catodico di cartoon, allora eccovi serviti: la prima serie di cartoni realizzata per la tv fu quella di Alex Anderson e Jay Ward, Crusader rabbit, prodotta a San Francisco dal '49 al '51, che fu incomprensibilmente realizzata a colori visto che a quell'epoca la tv a colori non esisteva ancora?!
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