CINE-GUINNESS - Dallo schermo nero... al "potere nero": il cinema si mette il vestito scuro

Dal surriscaldante sound del vecchio "Ray" interpretato dal "collaterale" Jamie Foxx tra poco sul grande telo bianco al caldo ispettore Tibbs di Poitier, di nuovo sugli schermi catodici in questo week-end, il cinema tinto di nero (senza essere necessariamente noir) continua a marciare su vecchi e nuovi sentieri con pari scioltezza felina

Tracciare qualche linea della storia dei neri nella settima arte è un viaggio che riserva anche sorprese interessanti come ennesima dimostrazione della modernità del cinema, della sua capacità di stare spesso un pelo più avanti di altre arti nell'apertura prospettica. Questo tuffo in una sua "zona d'ombra" ci può portare a scoprire ad esempio che addirittura già nel 1912 in Usa, quando il cinema come arte con Griffith (e Nascita di una nazione contava già numerosi personaggi di colore) & soci stava stampigliando i primi fondamentali passi sulla superficie lunare della fantasia cerebrale ed emozionale veicolata dalla fantasia tecnica, venne realizzato il primo film nero The railroad porter, commedia dal ritmo sostenutissimo con cast "all black", diretta dal pioniere del cinema nero Bill Foster. Ma un certo stupore non si ferma qui se, scavando ancora, scopriamo che 3 anni dopo nacque la prima società di produzione nera, la Lincoln Motion Picture Co. fondata a Los Angeles dai due attori di colore Clarence Brooks e Noble Johnson, dal facoltoso droghiere con la pelle color cioccolata James Smith e dall' "intruso" bianco (che di mestiere era operatore) Harry Grant. L'anno successivo (il 1916 per chi avesse perso un po' il conto...) i tempi sono già stranamente maturi per il primo lungometraggio black, ovvero le 6 bobine di The coloured american winning his suit, che calcò gli schermi il 14 luglio a Jersey City, anch'esso con omogeneo cast di soli neri, per la maggior parte non-professionisti. Questo naturalmente non significa che il cinema nero sia stato sempre low-profile visto che il primo film sonoro nero, Melanchoy dame (Usa, 1928), era ambientato nell'alta società nera di Birmingham, in Alabama, mentre addirittura King Vidor, diresse nel '29 il primo lungo sonoro nero Hallelujah! che è anche il primo (e per molti anni l'unico) film hollywoodiano con tutti attori di colore oltre ad avere il primato di aver fatto ascoltare per la prima volta gli spirituals al cinema... nonché primo film sonoro di Vidor stesso che usò qui, prima di tutti gli altri director americani, la post-sincronizzazione con una sensibilità "impressionistica" ben esplicitata nella sequenza della palude dove annega la protagonista femminile Nina Mae McKinney, il cui sex-appeal, dichiarò testualmente la bibbia cinematografica statunitense Variety, la porta "a essere quasi la Clara Bow della sua razza!".

L'Inghilterra si dimostra, invece, la vera "bigotta" visto che dobbiamo attendere ben il 1974 per vederle produrre il primo lungo nero, Pressure, una mezza "conquista" dato che fu distribuito solo 4 anni dopo, tanto in ritardo che perse il treno del primato soffiatogli nel 1977 dalla commedia Black joy che mostrava le peripezie di un ingenuo immigrato della Guyana per adattarsi ai disagi e ai pericoli del ghetto nero di Brixton. Ed è proprio negli anni 70 che il cinema si libera dalla catene della ristrettezza mentale cessando di vedere con sguardo carico di scandalo matrimoni misti e storie d'amore tra bianchi e neri, anche se già nel 1950 Città in agguato raccontava l'amore caffè-latte tra la bianca Susan Shaw e il nero Earl Cameron trattando esplicitamente uno degli argomenti ufficialmente proibiti dal codice Hayes e nel 1957 s'iniziavano ad abbattere con ancor più decisione le barriere razziali a stelle e striscie con le coppie "invertite" de L'isola nel sole che vedeva la nera Dorothy Dandridge e il bianco John Justin da una parte e due stars come Harry Belafonte e Joan Fontaine dall'altra. E le trame s'infittiscono perché la Fox aveva affiancato qualche anno prima nello straordinario dramma musicato Carmen Jones di Preminger Belafonte e la Dandridge, così come ancora Preminger avrebbe diretto la Dandridge a fianco della prima star nera Sidney Poitier nel gershwiniano Porgy and Bess del 1959. Gli anni sessanta fanno più che altro da ponte con Sapore di miele del grande esponente del Free Cinema Tony Richardson che procurò ai 2 interpreti il premio a Cannes per la miglior interpretazione "scatenata" dal marinaio nero che abbandona la protagonista dopo averla messa incinta. "Blaxploitation" è il termine chiave dell'esplosione black al cinema nei Settanta. Idea/filone indipendente diventata un vero e proprio genere-cult sfruttando con ruspante fiuto commerciale temi e ambienti afroamericani, rimpolpati da una massiccia dose di violenza e messi a mollo in ambientazioni underground, interpretati da neri per il pubblico nero con una galleria di personaggi originalmente rivisitati come sex symbol, spacciatori, rivoluzionari, detective e protettori, dotato di una leggerezza spesso ispessita da venature politiche come dimostra il film-capostipite Sweet Sweetback's Baadasssss Song di Melvin Van Peebles, storia di uno 'schiavo' che vuole essere libero, che divenne una sorta di manifesto delle Black Panthers e ricevette la famigerata 'X' dalla censura americana che l'incarcerò per ben 25 anni. Tanti ne occorsero perché ne venisse concessa la diffusione all'estero!

E lasciando la blaxploitation con i titoli rocamboleschi di alcuni suoi "blackbuster" (avete letto bene, la storpiatura è corretta... ) quali Superfly, Coffy, Black Caesar (versione nera de Il padrino), Blacula (?!) o Foxy Brown (eh sì, il vellutato Tarantino di Jackie Brown nasce da quelle parti) e tornando di qualche passo indietro, più e prima che coi romanticismi tra bianchi e neri a Hollywood (non nella vita quotidiana...) si ruppe un po' il ghiaccio con la spinosa questione delle relazioni razziali tra bianchi e neri piuttosto precocemente nel 1949 quando fu messo sul tavolo delle programmazioni un inaspettato tris: Odio di Mark Robson che mostrava le vicissitudini di un militare di colore internato in un ospedale psichiatrico a causa dei traumi subiti in guerra, Pinky, la negra bianca di Kazan e La tragedia di Harlem che presentavano invece storie di neri dalla pelle chiara scambiati per bianchi. Come dire? Anche se da qualche parte si doveva iniziare... le vie per la parità erano davvero impervie! E, forse, in qualche modo lo sono ancora in questo terzo millennio così (?) progressista dopo aver scoperto che l'unico archivio cinematografico al mondo dedicato esclusivamente a film diretti o interpretati da registi o attori neri e la BlackFilms Collection di Tyler, in Texas. Ma quali saranno le nuove avventure delle sinuose "pantere nere" del grande schermo? Lo scopriremo solo aspettando, frementi di vederli emergere dal buio della sala e dei fotogrammi "non-impressionati".

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