CANNES 57 - "Shrek 2" di Andrew Adamson, Kelly Asbury, Conrad Vernon (Concorso)

Se "Spirit - Cavallo selvaggio" - presentato a Cannes nel 2002 - guardava al western, "Shrek" 2 guarda al musical, con un'euforia contagiosa ma anche con grandi momenti di una comicità che sembra avvicinarsi alle zone del cinema demenziale

Dopo la sorprendente apparizione di Shrek, nel 2001, primo cartoon presentato in concorso a Cannes, la DreamWorks fa ancora centro presentando, ancora nella competizione ufficiale, anche questo sequel di Adamson, Asbury e Vernon. Se nel primo episodio l'orco Shrek se la doveva vedere con un drago che sputava fuoco e con il perfido Lord Farquuad per conquistare il cuore della principessa Fiona, ora Shrek 2 entra con invidiabile eleganza in una comicità che riprende le forme del cinema demenziale come nell'inizio del film, quando il cavaliere giunge al castello e non trova la principessa perché è partita in luna di miele. Il disegno animato sembra quasi umanizzare i personaggi renderli veri, creando una labilità di contorni che solo le inquadrature ravvicinate permettono di evidenziare la loro natura cartoon. Shrek 2 si alimenta inoltre di una ricca colonna sonora che accumula un andamento ancora più frenetico in un cartoon coinvolgente e divertentissimo. Rispetto ai cartoon della Disney, oggi quelli della DreamWorks e soprattutto della Pixar (per esempio, il recentissimo Alla ricerca di Nemo) sembrano possedere una marcia in più. Se Spirit - Cavallo selvaggio - presentato a Cannes nel 2002 - guardava al western, Shrek 2 guarda al musical. La storia della bella e la bestia rivisitata si combina con la presenza di personaggi secondari che le stesse voci degli attori sembrano caratterizzare anche nei comportamenti, da Eddie Murphy che da la voce all'asino ad Antonio Banderas che la presta a un gatto che lo fa muovere con la stessa agilità in La maschera di Zorro di Campbell. Personaggi che cantano sulla scena su sfondi di spettacoli fastosi. La principessa Fiona che sta per baciare il principe sbagliato appare come la reincarnazione disegnata della Diane Lane prigioniera in Strade di fuoco di Walter Hill. Ma dentro Shrek 2, oltre a quell'euforia musicale, ci sono momenti altissimi nel momento in cui gli eroi si devono de-eroicizzare e normalizzare. Resta impressa la scena dell'arrivo di Fiona e di Shrek al castello in quanto la ragazza vuole presentare il suo nuovo marito ai genitori. Come scendono dalla carrozza, la folla resta muta e le colombe festanti vanno a sbattere sui muri. Si crea così un cartoon ne adulto ne bambino (come certa critica vuole sottolineare) come se il genere debba avere un'età, che porta i protagonisti dentro spazi ignoti come in Il mago di Oz e Alice nel paese delle meraviglie ma anche con quel sogno di una bellezza provvisoria simile a Il villino incantato di John Cromwell, o che li porta a trovarsi - come nelle migliori parodie - nelle situazioni simile a eroi di pellicole precedenti. Così Shrek, l'asino e il gatto si trovano prigionieri e vengono liberati con la stessa abilità che ha caratterizzato Tom Cruise in Mission; Impossible.   

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