CANNES 57 - "10e Chambre, instants d'audience" di Raymond Depardon (Fuori Concorso)
Depardon è maestro di misura e di interpretazione, usa il cinema con i limiti della fotografia e la fissità con tutti i vantaggi del tempo lento per trasformare la realtà in una sorta di messa in scena, riuscendo a passare attraverso tutti i generi del cinema. Non si può parlare di documentario, non ci sono verità da svelare o da amplificare

Essenziale, diretto, scarnificato fino all'estremo eppure magnetico e lucidissimo. Questo, in poche parole, il film 10 Chambre Instants d'Audiences con cui Raymond Depardon e' presente Fuori Concorso a Cannes. In un tribunale si susseguono cause brevi, si ascoltano le ragioni di chi e' stato chiamato a rendere conto delle proprie azioni (in genere si tratta di guida in stato di ebbrezza, detenzione di armi, immigrazione irregolare, truffa, furto...) e si ascoltano le sentenze del giudice. Il ritmo e' costante e incalzante, la tensione cresce mentre il film si arricchisce di ulteriori dettagli. Non ci sono altro che primi piani a formare una galleria di personaggi tipici, di frasi che ci si aspetta di sentire, parole sentite mille volte, non troppo sincere, ne' mai del tutto false. Osservare i fatti che si consumano semplicemente e' l'assunto di partenza di questo film, apparentemente senza interventi e, invece, a ben guardare, ci si rende conto di come il montaggio possa, da solo, incidere nella determinazione e nel racconto di un evento. Questione di un frammento in più o in meno, pochi secondi che aggiunti o sottratti, potrebbero fare la differenza. Depardon è maestro di misura e di interpretazione, usa il cinema con i limiti della fotografia e la fissità con tutti i vantaggi del tempo lento per trasformare la realtà in una sorta di messa in scena, riuscendo a passare attraverso tutti i generi del cinema. C'e' la commedia delle frasi fatte, c'e' la tensione di chi si aggrappa ad un filo di disperazione, c'e' la fatalità dello "stare a vedere", come fosse un voyeur della sua stessa vita, paradossalmente osservata da uno sguardo attento e capace di captare la realtà e di metterla in scena con un semplice, elementare gesto. Non si può parlare di documentario, non ci sono verità da svelare o da amplificare, soltanto storie che nel raccontarsi, riescono a offrire un quadro ben più ampio e articolato, che fanno intravedere il mondo in cui vive ciascuno, lasciando immaginare le strade che percorreranno per tornare a casa, i frammenti di un prima e di un dopo ripetitivo e triste. Sembra di vederli i vicoli in cui si muove lo spacciatore, la casa dell'immigrato con moglie e figli, la macchina del rappresentate, e si scopre di assistere ad attimi privati, intimi della vita di qualcuno, sconosciuto che entra per un istante nel nostro sguardo e poi scompare con la delicata discrezione di cui Depardon e' maestro.
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