CANNES 57 - Sulle tracce del ricordo
La memoria esplode nel coreano "La femme est l'avenir de l'homme" del coreano Hong Sansoo e si manifesta sporadicamente nell'austriaco "The Edukator" dell'austriaco Weingartner. Il dolore è acceso e non diventa ancora ricordo in "Cronicas" di Sebastian Cordero, che guarda a forme al rapporto tra cronaca e media del cinema statunitense

Inizia oggi la seconda settimana del festival di Cannes. Il concorso deve sparare ancora alcuni suoi colpi. Oggi sarà la volta dell'attesissimo Fahrenheit 911 di Michael Moore a cui faranno seguito, tra gli altri, The Ladykillers di Joel Coen, Diarios de motocicleta di Walter Salles, 2046 di Wong Kar-wai e Clean di Olivier Assayas.
Intanto, per "Un certain regard" c'è stato un esempio di come il cinema sudamericano guardi strettamente alle forme del cinema politico statunitense. Cronicas, del regista dell'Equador Sebastian Cordero, si basa sulla vicenda di alcuni bambini prima scomparsi e poi ferocemente assassinati nella città di Babahoyo. La polizia non ha alcuna pista. Un giornalista di una popolare trasmissione televisiva pensa invece che si tratti di una sola persona. Forse Cordero si è ispirato a L'asso nella manica nel modo in cui la stampa si appropria di una situazione di cronaca approfittandosi di un individuo, in questo caso un uomo che ha ucciso, investendo accidentalmente con la sua auto, un ragazzino (fratello gemello di un ragazzino scomparso e poi assassinato) e che il giornalista crede a un certo punto essere il killer. Cordero segue la formula di un racconto tradizionale in un film che possiede anche dei momenti forti (il rapporto vittima-carnefice, cioè, indagato-giornalista che progressivamente si ribalta), ma che non mostra particolare originalità. Ciò che alla fine viene meno è proprio quell'ambiguità che il cineasta cerca di prolungare attraverso la ripetizione di segni (il bosco, la casa abbandonata, una bottiglia d'alcool trovata nell'auto) che però appaiono come punti isolati di un discorso interrotto a metà.
Per il concorso invece è stato proiettato Die Fetten Jahre Sind Vorbei (The Edukators) del trentaquattrenne cineasta austriaco Hans Weingartner, vicenda di tre ragazzi che vogliono cambiare il mondo e ribellarsi contro il potere del capitalismo. Mettono così a soqquadro le abitazioni dei ricchi borghesi lasciando un messaggio anonimo firmato "The Edukators". Una volta però sorge un imprevisto e sono costretti a rapire il proprietario di una lussuosa abitazione. Weingartner rappresenta l'ipotesi di una lotta sociale e un confronto tra l'ideologia di ieri e di oggi (il proprietario rapito aveva fatto parte dei contestatori del Sessantotto) con uno schema narrativo semplice e lineare, ma senza sussulti, senza colpi di scena. Non c'è autentica ribellione nel film, ma uno stile pacato, scolastico, mai nervoso, in antitesi con un fermento che si vuole rappresentare. Weingartner non possiede per fortuna quella crudeltà gratuita di un cineasta come Haneke, ma non ha nessuna accensione, nessuna spinta.
Sempre per la competizione ufficiale, è stato proiettato La femme est l'avenir de l'homme del coreano Hong Sagsoo, vibrante triangolo sentimentale tra due uomini e una ragazza. Il film comincia con i due personaggi maschili, un professore di arti plastiche e un cineasta tornato dopo un viaggio negli Stati Uniti, alla ricerca di un vecchio ricordo, Sunhwa, con la quale avevano avuto entrambi una relazione qualche tempo prima. Strade innevate, piani spesso fissi, personaggi disposti l'uno vicino all'altro mentre mangiano, frammenti di un erotismo carnale che richiama quella sessualità di Lies, altro film coreano uscito qualche anno fa. Hong Sangsoo realizza un'autentica film sentimentale dove un taglio quasi da "commedia sofisticata" si mescola a una struggente, impellente ricerca di una memoria, con squarci quasi "nouvelle vague". Il passato e il presente. I ricordi e la realtà odierna. Tutti segnali di un tentativo impossibile, dove i due amici rappresentano per Sunhwa una specie di reincarnazione di Jules e Jim, alla ricerca di un equilibrio ideale ormai impossibile da ricomporre.
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