CANNES 57 - "The Ladykillers", di Joel Coen (Concorso)
Il cinema dei Coen da tempo ha perso i motivi di interesse. È cinema già da essere studiato nelle università, nei manuali di storia del cinema, un cinema ineccepilmente formale ma che, scoperto il bluff, non tocca e non irrita neanche più. Semplicemente non dice più nulla,

Il remake di La signora omicidi di Alexander Mackendrick, opera realizzata dal regista britannico nel 1955, avrebbe potuto prolungare quella politica della "restaurazione" di un cinema che si rifà su generi, formule, pellicole già realizzate che hanno fatto dei Coen forse uno dei più evidenti equivoci critici degli ultimi anni. Nella vicenda di un eccentrico professore (Tom Hanks) che prende in affitto con i suoi soci un'abitazione di una signora di colore anziana, per riunirsi con i suoi soci nello scantinato e scavare un tunnel per realizzare il colpo del secolo, c'è invece ancora l'invadenza di uno sguardo che costruisce le inquadrature come quadretti compositi e di una scrittura sempre sospesa tra l'assurdo e il grottesco, che carica le situazioni sul dialogo e sulla presenza di una colonna sonora per fare fronte a un cinema che tende a replicarre se stesso secondo la stessa e identica formula, che costruisce le inquadrature quasi con la stessa luce (dell'abituale collaboratore Roger Deakins), che gioca sulla ripetizione visiva come, per esempio, nelle scene in cui i cadaveri venivano gettati nel fiume proprio nel momento in cui passava una nave con i rifiuti. Non è più dunque questione di una furba e irritante "restaurazione" che recentemente ha investito il noir (L'uomo che non c'era) e la commedia sofisticata (Prima ti sposo, poi ti rovino), ma solo di una riproducibilità "sicura" delle stesse formule narrative e visive. The Ladykillers utilizza quindi i piani larghi nei passaggi in cui l'anziana signora si reca dall'abitazione alla chiesa, soggettive della partita di football o flashback della memoria che bloccano l'ipotesi di un'azione in vista (Gawain, interpretato da Marlon Wayans, che si avvicina alla signora per ucciderla, ma poi gli tornano in mente episodi nell'infanzia), segno di un parallelismo degli stessi movimenti nell'inquadratura pur se in atti ambientati in tempi diversi.
Il festival di Cannes appare affezionato ai Coen così come i Coen sono affezionati a Cannes. Ma certamente, al di là di semplicistiche soluzioni che cercano un impatto immediato che fa sentire pubblico e critica tanto intelligenti, il cinema dei Coen da tempo ha perso motivi di interesse. È cinema già da essere studiato nelle università, nei manuali di storia del cinema, un cinema ineccepilmente formale ma che, scoperto il bluff, non tocca e non irrita neanche più. Semplicemente non dice più nulla, neanche un minimo in confronto a quella stanca comicità con dentro comunque qualche minima accensione del Woody Allen di Criminali da strapazzo.
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