TELEFILM - Delitto e Castigo a Baltimora
E' arrivata finalmente su Fox una delle serie americane più acclamate degli ultimi anni, The Wire, il poliziesco più vero della tv. Un'anticipazione dal numero di aprile di TelefilmMagazine.
di Giorgio Baracco
Scrive Diane Werts sulle colonne del New York's Newsday: "La maggior parte dei polizieschi in tv aspirano alla complessità di John Grisham. The Wire aspira a quella di Dostoevsky". E inoltre: "Impeccabile", "La miglior serie in tv", "Di un'eccellenza che toglie il fiato", "Senza compromessi". Questi alcuni dei giudizi raccolti sulla stampa d'oltreoceano nei tre anni di programmazione sul canale via cavo HBO di The Wire, il nuovo cop-drama che arriva finalmente in Italia, inedito ed in esclusiva, dal 6 Aprile su Fox. Scritto da David Simon (sue le sceneggiature della serie cult Homicide) il telefilm, ambientato a Baltimora, si occupa della lotta alla droga (War on Drugs, come la chiamano da quelle parti) ed in particolare ruota attorno al tentativo di un gruppo di poliziotti di mettere finalmente alle strette uno dei maggiori criminali della città. Protagonisti della serie sono dunque il detective McNulty, interpretato dall'attore Dominic West, un idealista introverso ma determinato a portare avanti le sue battaglie a qualunque costo, e il suo alter-ego il signore del narcotraffico di Baltimora Avon Barksdale (l'attore Wood Harris) abilissimo e spregiudicato uomo d'affari oltre che potentissimo malavitoso. Attorno a loro ruotano gli altri personaggi, chiamati ad irrobustire un plot che si snoda, uguale a se stesso, attraverso tutte le tredici puntate in cui è articolata la prima stagione. E' una partita a scacchi quella che si gioca nelle strade di Baltimora tra la polizia, per la precisione il Dipartimento Narcotici, e l'organizzazione criminale che fa capo a Barksdale,non diversa da quella che si potrebbe giocare tra due aziende qualunque sul libero mercato: coerentemente i creatori della serie ne tirano le somme. Niente approcci moralistici (del tipo buoni/cattivi, bene/male, bianco/nero) ma un impianto narrativo volutamente costruito per sottolineare, nel modo più imparziale ed asettico possibile, i chiaroscuri, le sfumature e le zone d'ombra della "storia"... Una storia in cui ci viene raccontato che crimine organizzato, corruzione politica, corporation crime lungi dall'essere disfunzioni del "sistema", sono in realtà l'architrave della vita economico-politica dell'America contemporanea.
Poliziotti e Criminali
Eguale realismo e disincanto viene dispiegato poi nel descriverci la routine del lavoro al Dipartimento Narcotici di Baltimora, dove i difensori della legge e dell'ordine (leggi: i poliziotti) passano la maggior parte del loro tempo in lavori noiosi e dozzinali (come scrivere rapporti o compilare moduli), lontani mille miglia dalle vibrazioni e dall'adrenalina associate, nella retorica tradizionale, al mestiere di poliziotto. Così pure i trafficanti di droga cessano di vestire i panni di criminali feroci e nemici della società ad ogni costo ed indossano le vesti più urbane, miti, di persone come tante (se non quelle di veri e propri manager) con i loro problemi e le loro preoccupazioni. Il tutto avviene poi in un contesto, quello della città di Baltimora, dove una corruzione endemica e una burocrazia soffocante attraversano senza soluzione di continuità i già incerti confini che dividono la business community dal sottobosco criminale, la classe politica dalle istituzioni tout court. Come chiarisce lucidamente il suo creatore Simon (che peraltro ha lavorato per tredici anni come giornalista di cronaca nera nel Baltimore Sun ed evidentemente conosce molto bene l'ambiente che ci descrive): «The Wire non è in senso stretto un poliziesco, anche se, ovviamente, si occupa di poliziotti e gangster... Quello che volevamo fare - ha dichiarato alla stampa americana - era di radiografare le istituzioni (e la guerra alla droga è diventata appunto nient'altro che questo) e capire cosa accade alle persone che ci lavorano dentro». Il risultato, come già riportato precedentemente, è assolutamente sopra le righe, capace come pochi di trasmetterci tutte le sfumature, le ambiguità e le contraddizioni di cui si nutre la guerra alla droga. Una "guerra" pagata, per inciso, con i soldi dei contribuenti...
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