TELEFILM - Il Western è tornato!

Dopo anni di attesa, la tv torna a raccontare il selvaggio West. E lo fa come mai prima d'ora: "Deadwood", la nuova serie in esclusiva ogni mercoledì sera su Fox, ribalta i canoni del genere, segnando l'ennesimo successo per la rete americana HBO. Un'anticipazione dal numero di maggio di TelefilmMagazine.

di Giorgio Baracco

 

Per uno come David Milch (l'uomo dietro ai successi di NYPD e Hill Street giorno e notte), che ha passato vent'anni della sua vita a raccontarci come la legge e l'ordine venissero esercitati ed implementati nelle giungle metropolitane del XX secolo, la nuova serie Deadwood costituisce senza dubbio una sorta di rivoluzione copernicana: qui la legge e l'ordine semplicemente non esistono (di giustizia manco a parlarne) e il mondo è affidato alla coscienza degli individui, molti dei quali dimostrano di non averne affatto. Non a caso il telefilm prende corpo in un luogo ed in un tempo tanto storico quanto ideale della coscienza collettiva del popolo americano: il selvaggio West. In un mondo ideale, fuori dalla storia, una comunità senza leggi darebbe vita ad una società in cui la pace, l'amore e la fratellanza trionfano su tutto. Peccato che Milch, assieme agli altri produttori e creatori del telefilm, sposi un'idea hobbesiana della realtà dove l'assenza di leggi e di istituzioni deputate a farle rispettare si risolve in una società brutale, dominata dalla prepotenza e dalla violenza dei forti sui deboli. Il risultato è questo western non convenzionale, che abbandona la retorica tradizionalmente associata all'epopea della "terra promessa", per consegnarci un'immagine aspra e cruda della frontiera, con il relativo corollario di violenza (dopo soli tre episodi i morti ammazzati sono già undici!), dialoghi infarciti di oscenità ed esplicite scene di sesso. Il telefilm prende il via nel 1876: in quell'anno viene infatti scoperto l'oro a Deadwood Gulch (un lembo di terra ufficialmente parte di una riserva indiana) con il risultato che qualche migliaio di disperati, avventurieri, bari e prostitute si stabiliscono da quelle parti con un primo insediamento, un insediamento a cui manca ogni crisma di ufficialità dal momento che, a rigor di logica, non vi può essere uno sceriffo in una riserva indiana, poiché quest'ultima è, per definizione, al di fuori dei confini degli Stati Uniti d'America... Ma a dispetto della logica la cittadina di Deadwood è comunque nata.

 

Buoni e Cattivi

Al centro di questa "variopinta" comunità di eroi mancati sta Seth Bullock (interpretato dall'attore Timothy Olyphant) un ex sceriffo originario del Montana che insieme al suo partner, l'ebreo Sol Star (ovvero l'attore John Hawkes) si propone di aprire un negozio nel neonato paese. Seth fa prontamente amicizia con un altro personaggio, Wild Bill Hickok (personaggio realmente esistito) interpretato dalla guest star Keith Carradine: i due, nel pilot, investigano insieme su un'imboscata che è costata la vita ad un famiglia di emigranti di ritorno verso il Minnesota. La responsabilità dell'imboscata viene inizialmente attribuita agli indiani, ma Seth e Bill capiscono che qualcosa non quadra... Altro protagonista della serie è Ian McShane, calato nei panni del crudele Al Swearengen, padrone del saloon, dell'hotel e del locale bordello: lui ed i suoi scagnozzi sono la cosa che più si avvicina all'idea di una "mafia" ai tempi del West e, tra affari leciti ed illeciti, si dedicano con solerzia ad assicurare che l'alto tasso di mortalità indotta di Deadwood non decresca neppure di una virgola... Con buona pace del Doc Cochran alias Brad Dourif, che pure si prodiga, nell'adempimento dei suoi doveri professionali, per salvare delle vite umane. In definitiva, Deadwood nel riprendere un genere demodé come il western tingendolo di quelle tinte dark e soap proprie dei telefilm più moderni, si propone, come dichiarato dallo stesso produttore in un'intervista al New York Daily News, di "offrire una versione accelerata della conquista e dell'occupazione di un intero continente": un episodio piccolo ma emblematico di quella grande migrazione di popolo che vide milioni di individui riversarsi, alla fine del XIX secolo, negli sconfinati spazi dell'Ovest dell'America. Un'epopea che ha fatto la fortuna di tante opere di fiction, del piccolo come del grande schermo, un'epopea che non smette, ancora oggi di affascinare.

 

www.telefilmmagazine.com

 

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